«Invitare qualcuno significa farsi carico della sua felicità
per tutto il tempo che questa persona
trascorre sotto il tuo tetto (alla tua tavola)»
Anthelme Brillat-Savarin
«A tavola siedono persone che condividono la stessa vita, o che la vita unisce strettamente in qualcosa. La tavola diventa luogo di manifestazione e di condivisione di questa comunione. Invitare qualcuno a tavola non si riduce, dunque, al «dare da mangiare». Accogliere qualcuno a tavola significa dargli spazio nella propria vita, condividere con lui la vita, comunicare in ciò che dà forma alla vita. Negare a qualcuno un posto a tavola significa privarlo della comunione».
«Il mangiare ci rivela quali siamo. Rivela a noi stessi quali siamo e ci orienta verso gli altri. Il modo in cui mangiamo manifesta le nostre abitudini, i nostri desideri, la maturità dei nostri rapporti con gli altri, la responsabilità che abbiamo verso di loro, la capacità di riconoscere i doni e l'umiltà che è sempre grata per tutto ciò che riceviamo».
La benedizione di Dio nella casa — testo trovato su un medaglione, eseguito alla messa di suffragio per A. G. Matoš.
Il testo sul medaglione recita: La benedizione di Dio è nella casa/Dove c'è la fede — lì l'amore/Dove c'è l'amore — lì anche la pace/E dove c'è la pace — lì Dio è sovrano, padre della tua casa.
«Gli antichi sentivano che il nostro corpo è una casa. Perché è veramente uomo solo chi è casa vivente di Dio: templum Dei absconditi (tempio del Dio nascosto), chiesa vivente, dove lo spirito è sacerdote, il cuore altare. Gli occhi — due finestre meravigliose.»
A. G. Matoš
«I nostri autori già noti su queste pagine, Raffaella e Ciro, nel loro libro «C'è bisogno di Nazaret», si sono assunti il compito di cercare risposte a ciò che i Vangeli non dicono sulla vita della Sacra Famiglia. La loro opera aiuta i lettori a entrare nella casa della Sacra Famiglia a Nazaret per immaginare i giorni, i sentimenti, le decisioni difficili, le gioie indicibili. Ma non per raccontare favole, bensì per aiutare ciascuno di noi a illuminare la propria storia con l'apparire della gloria del Signore.»
La maggior parte della vita di Gesù si svolge a Nazaret, nella casa di Giuseppe e Maria. Questi circa 30 anni sono descritti come gli anni «nascosti», perché la Sacra Scrittura tace su di essi, un silenzio interrotto soltanto da due episodi: la fuga della Sacra Famiglia in Egitto e il ritrovamento di Gesù nel tempio all'età di 12 anni. Questi tre decenni furono probabilmente trascorsi nelle consuete occupazioni della vita quotidiana a Nazaret.
Il Natale è il momento più propizio dell'anno per esprimere e condividere la forza della bontà, dell'amore che si dona e si riceve, prima di tutto in famiglia, insieme alle persone che si amano.
Nella magia dello spirito natalizio tutti noi possiamo ritrovare nei nostri cuori quella preziosa ingenuità che avevamo da bambini: quell'inclinazione alla bontà e alla sincerità che dobbiamo coltivare in ogni età della vita.
Andrea Bocelli
Il tenore lirico Andrea Bocelli ha pubblicato un nuovo album di Natale, in cui canta ogni brano insieme al figlio Matteo e alla figlia Virginia, dal titolo „A Family Christmas“. Sebbene Matteo (24 anni) non sia ancora del tutto maturo dal punto di vista musicale come suo padre, gli somiglia molto. D'altra parte, Virginia, la figlia decenne di Andrea, porta in tutto l'album una fantastica innocenza infantile. Pur essendo ancora una bambina, mostra una capacità di esecuzione musicale di cui suo padre dovrebbe essere orgoglioso.
Ci commuove particolarmente la canzone "Il Giorno più Speciale". Questa canzone appare molto più personale delle altre canzoni dell'album. Una famiglia che canta insieme - sembra quasi un canto familiare improvvisato nella Vigilia di Natale.
La casa è un luogo di memoria, in essa è impresso il nostro vissuto, e insieme ad esso le gioie, i dolori, le contraddizioni e le speranze.Qui educhiamo i figli, qui ci muoiono gli amici, qui nasce l'amore e si attraversa la malattia.Il luogo in cui viviamo è qualcosa che ha a che fare con la memoria, i sentimenti, i desideri concreti e le relazioni reciproche. Il significato originario della casa è dunque luogo di raccolta e di unione. Freud scrisse che la casa è un sostituto del grembo materno, la prima dimora della persona umana che, con ogni probabilità, l'uomo non smette mai di desiderare, perché in essa si sentiva sicuro e a proprio agio.
L'antica Roma, con tutto il suo splendore, l'eredità tramandata attraverso numerose opere d'arte conservate e tutto ciò per cui otterrà l'appellativo di culla della civiltà, è descritta in numerose opere di scrittori vissuti nell'epoca del suo massimo fulgore, ma anche nei secoli successivi alla caduta dell'Impero. Roma conosce il suo massimo splendore sotto l'imperatore Augusto, nel I secolo a.C., quando, dopo la vittoria su Cleopatra nella battaglia di Azio del 31 a.C., nell'Impero si instaura la pace, poiché quella vittoria segna la fine delle lunghe guerre che i romani avevano condotto fino ad allora. Ben presto, dopo aver consolidato la propria posizione politica, l'imperatore Augusto avvierà le riforme all'interno dell'Impero. Vennero emanate numerose leggi con l'intento di rafforzare la famiglia e l'economia, che a causa delle guerre avevano subito numerose perdite.
L'artista sloveno padre Marko Ivan Rupnik, S.I., è l'autore dell'immagine ufficiale dell'Incontro Mondiale delle Famiglie, presentata in Vaticano a Roma. L'Incontro Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Roma dal 22 al 26 giugno 2022 sotto il motto „L'amore familiare: vocazione e via di santità”, concluderà anche l'Anno della Famiglia Amoris laetitia. L'incontro avrebbe dovuto svolgersi quest'anno, ma a causa della pandemia di coronavirus è stato rinviato al 2022. L'immagine „Questo mistero è grande”, di dimensioni 80×80 cm, in colori luminosi e caldi – giallo, arancione e rosso – rappresenta la scena biblica delle nozze di Cana e, secondo le parole dell'artista, vuole comunicare che la famiglia è espressione del sacramento del matrimonio. Insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Fino allo scorso anno ha diretto il centro spirituale-culturale „Aletti”, e i suoi mosaici e le sue opere sacre abbelliscono più di 220 luoghi nel mondo. Guida esercizi spirituali ed è consulente in diverse congregazioni romane.
Riportiamo la catechesi dello stesso autore dell'immagine sul mistero del matrimonio e della famiglia da una prospettiva cristiana, attraverso le "Nozze di Cana", e su come l'autore dell'immagine le vede.
Il mio cuore ripete il tuo invito: "Cercate il mio volto!". Il tuo volto, Signore, io cerco. (Sal 27,8)
Viviamo in un tempo di volto perduto. L'uomo non può vivere senza la presenza del volto dell'altro. Il proprio volto non lo si può vedere; non è possibile avere una relazione esclusivamente con il proprio volto. Abbiamo bisogno di un volto che sia diverso dal nostro. Lo specchio non aiuta. In questa perdita del volto, poiché abbiamo perso il volto di Dio, abbiamo perso anche il tempo di cui abbiamo bisogno, donato per trovare il volto. Per questo siamo sempre di fretta. Per contemplare il volto dell'altro serve tempo. Esso è estremamente importante.
«Il nostro dovere principale è vigilare e operare affinché anche nel nostro popolo la vita familiare si conservi e si mantenga in tutta la sua purezza, integrità e vigore.»
Josip Juraj Strossmayer
Secondo Strossmayer, la famiglia e la casa familiare sono un luogo di calore e di amore, e come tali sono insostituibili per la società e per la Chiesa. Dio, nella sua sapienza, dona ad alcuni popoli famiglie particolari da cui poi escono i grandi della storia, e tutto ciò allo scopo di compiere i disegni divini. L'espressione «casa domestica» Strossmayer la interpreta come quel luogo che la Chiesa cattolica ha sempre cercato di trasformare in «chiesa domestica»: «I fedeli contribuiranno al bene del popolo se compiranno il loro sacro dovere trasformando le proprie case in vive immagini della casa di Nazareth, e se i genitori e gli anziani saranno in qualche modo, per i più giovani, come sacerdoti domestici.» Tali famiglie hanno il compito di custodire e osservare in casa propria la fede, la preghiera e la pietà: «Coloro, o signori, che ci hanno generato ed educato, ci hanno dato e nutrito il corpo e la vita corporale, e per questo sono degni del nostro eterno riconoscimento, della nostra eterna gratitudine; coloro invece che ci offrono i mezzi per una più alta formazione spirituale, ci danno una vita più alta, che vale tanto di più della prima quanto il cielo vale più della terra, lo spirito più del corpo, i beni dell'anima più dei beni del corpo. Questi sono quei genitori spirituali ai quali non potremo mai rendere abbastanza riconoscimento, mai abbastanza gratitudine.»
In questi giorni tutto intorno a noi è intriso, da un lato, di nascita e, dall'altro, di morte. Da una parte la gioia del Natale, dall'altra la paura e la sofferenza causate dalla pandemia del virus e dal forte terremoto che ha distrutto molte case a Petrinja, Sisak, Glina e nei dintorni. Molte famiglie sono rimaste senza la propria casa. Vi proponiamo un articolo dedicato alla Sacra Famiglia, che si trova in esilio sulla via per l'Egitto, e con essa a ogni famiglia in difficoltà. Fuggono davanti a Erode, che vuole togliere la vita al Bambino appena nato, Gesù. Questo mistero della fuga della Famiglia e della vicinanza di Dio ci sarà illuminato dal dipinto „Riposo durante la fuga in Egitto“, che Caravaggio dipinse nel 1597. Si trova nella chiesa di Sant'Agnese in Agone, nella meravigliosa piazza Navona, e fu concepito come dono di nozze per Olimpia Aldobrandini, che sposò il principe Camillo Pamphili.
Alcuni giorni fa il mondo ha celebrato i sessant'anni dal primo volo umano nello spazio. Fu Jurij Gagarin.
Vi proponiamo la lettera che Jurij Gagarin scrisse alla moglie e alle figlie due giorni prima del primo volo nello spazio del 12 aprile 1961, insieme ad alcuni interessanti spaccati della loro vita familiare.
La lettera doveva essere consegnata alla moglie Valentina nel caso in cui qualcosa fosse andato storto. In realtà la missione ebbe successo e, dopo un'ora e 48 minuti di volo, Gagarin tornò sulla terra atterrando nella regione di Saratov, a circa 850 chilometri a sud-est di Mosca. Ciò che era invece il suo testamento spirituale fu consegnato alla moglie sette anni più tardi, il 27 marzo 1968, quando perse la vita in un incidente aereo. In questa commovente lettera d'addio ci sono parole molto forti sulla dedizione dell'uomo alla propria vocazione e alla vita, che ci ricordano al tempo stesso il primo viaggio dell'uomo nello spazio.
Il cardinale Farrell: una proposta concreta per essere „Chiesa domestica“
Ieri mi ha chiamato il mio amico Géza da Budapest. Abbiamo parlato soprattutto di come stiamo vivendo questo periodo in casa con i nostri familiari. A un certo punto Géza mi ha detto che sono contenti perché, nell'isolamento in cui ci siamo improvvisamente ritrovati, hanno una casa propria, possono uscire in giardino, fare una passeggiata, ecc.
Poi ha aggiunto:„Non sapevamo nemmeno quanto fossimo ricchi fino ad ora. Siamo in cinque in casa. Abbiamo trasformato la casa in una dimora, una chiesa, un ufficio, un laboratorio, un campo da gioco…La casa ha acquisito improvvisamente delle dimensioni che prima non conoscevamo. Ci sentiamo davvero arricchiti, soprattutto per quanto riguarda le relazioni reciproche.“
Géza ha detto ciò che, nella sua lettera pubblicata tre giorni fa sull'Osservatore Romano, ha scritto il cardinale Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Il cardinale ci sottolinea quale tesoro nascosto abbiamo e quale tesoro nascosto siamo noi come famiglia. Riportiamo alcuni brani della lettera.
«Devi continuare», disse il padre al figlio. «Non posso venire con te. Ma devi continuare (senza di me). Fa' tutto come abbiamo sempre fatto insieme.»
«Voglio restare con te», rispose il figlio.
«Devi portare il fuoco (la vita)», continuò il padre.
In questi giorni siamo testimoni delle immagini di madri e padri afghani che affidano i propri figli ai soldati e li «fanno passare» oltre il muro, abbandonandoli e così, tra un dolore insopportabile, salvandoli. Nella fotografia vediamo un padre che alza il braccio, tenendo in mano il figlio che consegna, come un cesto di cibo, come un dono, come testimonianza, a uno sconosciuto del tutto estraneo - un soldato in pieno assetto di guerra, con un'arma minacciosa e letale.
Qualcosa di simile fece Iochebed, la madre di Mosè, che spinse il figlio nelle acque del Nilo, disperata, cercando così di salvarlo. Lo abbandona affinché sia salvato.
Che cosa può spingere dei genitori a compiere un gesto così drammatico, così doloroso?
Nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria dei santi Gioacchino e Anna, il "nonno e la nonna" di Gesù, Papa Francesco ha invitato i giovani a compiere un gesto di tenerezza verso le persone anziane, in particolare quelle sole, nelle case o nelle case di riposo, verso coloro che non vedono i propri cari da molti mesi. "Cari giovani, ognuno di questi anziani è vostro nonno! Non lasciateli soli! Usate la fantasia dell'amore – telefonate, contattateli con una videochiamata, mandate messaggi, ascoltateli e, se possibile e nel rispetto delle norme sanitarie, andate a trovarli. Rivolgete loro un abbraccio. Sono le vostre radici. Un albero staccato dalle radici non cresce, non dà né fiore né frutto. Per questo è importante l'unione e il legame con le proprie radici. "Ciò che è fiorito sull'albero viene da ciò che sta sotto terra" – dice il poeta argentino Luis Bernárdez. Per questo vi invito a dare un grande applauso a tutti i nostri nonni!", conclude Papa Francesco.
«È sempre stato per me conforto (consigliere) e sostegno».
Le ultime parole che Zelia scrisse al marito furono: «Sono tutta tua».
Santa Zelia
«Sento che la nostra famiglia, per quanto modesta,
è onorata dal fatto che il nostro mirabile Creatore l'abbia annoverata tra i suoi prediletti».
San Luigi
I Martin vivevano seguendo le feste liturgiche. Nei giorni feriali i genitori iniziavano la giornata con la santa Messa, alle cinque e mezzo del mattino. L'influenza del signor Martin si estese a tutta una cerchia di amici. Molti di loro, senza Luigi, si sarebbero probabilmente dedicati soltanto ai divertimenti mondani. Egli li attirò a frequentare il circolo cattolico, li entusiasmò per le usanze festive della parrocchia e per la visita ai malati. Non erano ripiegati su se stessi, ma erano invece attenti a ciò che accadeva intorno a loro.
Ci stupisce un poco che la Zadar cristiana non abbia santi autoctoni, che i santi che veneriamo nella nostra città, come sant'Anastasia, san Crisogono e il vecchio Simeone, siano stati portati da fuori. L'unico riconosciuto dalla Chiesa come beato è Giacomo da Zadar, e anch'egli si distinse e morì in Italia, a Bitetto, presso Bari. Dobbiamo dunque ammettere che siamo, in un certo senso, poveri per quanto riguarda i santi proclamati dalla Chiesa. Ma quando saremo nell'eternità, vedremo che nella lunga storia cristiana di Zadar è vissuta una moltitudine di persone sante che possono esserci modello e intercessori. Una di queste è Angelica Salghetti-Drioli, nata Isola, santa donna e madre, e suo marito Francesco.
Storia coniugale e d'amore per immagini: Marc Chagall e Bella Rosenfeld
E sei diventata mia moglie
Per gli anni a venire. Amatissima.
Mi hai donato nostra figlia, dono raro
nel giorno più solenne...
Grazie a te, o Dio nell'alto dei cieli
Per il giorno e per il mese.
Marc Chagall
Egli ritrae sua moglie come una donna fantasiosa, intellettuale, assertiva: «Con chi posso paragonarla? Non era come nessun'altra. Era Bašenka-Beločka sulla collina, si specchiava nel fiume Dvina con le sue nuvole, i suoi alberi e le sue case. Desideravo che si risvegliasse nel mio stesso sogno». La sua voce era, come dice lui, «come il canto di un uccello proveniente da un altro mondo».
Due rivoluzioni, due guerre, povertà, viaggi frequenti — Bella Rosenfeld, musa fedele e moglie di Marc Chagall, rimase con lui per quasi 30 anni. Il suo angelo, simbolo d'amore in tutti i suoi quadri, delicata, intelligente, bella, Bella comprese Chagall come nessun altro e lo accettò così com'era. Nessun quadro era completo senza la sua approvazione; l'artista la adorò, la amò come nessun'altra fino alla fine della sua lunga vita.
Sono entrato nel mio giardino, sorella mia, sposa mia
Là ti darò il mio amore
Trovai l'amore dell'anima mia
Lo strinsi e non lo lascerò più
La Bibbia inizia con un giardino, il giardino che Dio piantò in Eden (cfr. Gen 2,8), e termina con la menzione di una città-giardino, la Gerusalemme celeste: "In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall'altra del fiume, si trova l'albero della vita che produce dodici raccolti, dando frutto ogni mese; le foglie dell'albero servono alla guarigione delle nazioni" (Ap 22,2). Anche al centro della Bibbia si trova un giardino, quello del Cantico dei Cantici, di cui il rabbino Akiva disse che è il "Santo dei Santi" della Scrittura: vi si trova un giardino con acque correnti e alberi in fiore.
Vorremmo riflettere su questa duplice prospettiva, che collega il "mistero" del giardino a quello della coppia umana. Perché la coppia si dà appuntamento in un giardino? In che modo la figura antropologica e cosmica della coppia nel giardino è portatrice di una verità teologica? Il Cantico dei Cantici offrirà la "cornice" per questa riflessione; è proprio nelle sue pagine che si esprime nel modo più esplicito l'invito degli amanti ad andare nel giardino: «Entri il mio amato nel suo giardino [...]. Sono entrato nel mio giardino, sorella mia, sposa» (Ct 4,16-5,1). Parleremo di una rete di radici comuni, della cura per la casa comune, dell'amore in famiglia. La coppia considerata in questo contesto si apre al progetto divino, a una vita nella pienezza, con frutti molteplici.
«L'amicizia tra marito e moglie è presente, sembra, secondo natura; infatti, per sua natura l'uomo è più incline a vivere in coppia ancora più che nello Stato, così come la casa stessa è anteriore allo Stato».
«Colui che invece non può associarsi, o che per la sua autosufficienza non ha bisogno di nulla, non è parte alcuna della città, ed è perciò o una bestia o un dio.»
Aristotele
Martin Buber sostiene: «In principio è la relazione.» La relazione (Beziehnung) ci conduce all'incontro (Begegnung).
Il tradimento è una delle esperienze più dolorose della vita. Restiamo troppo a lungo in quel dolore, ci sommergiamo nella rabbia, nella collera e nel senso di essere feriti. L'angoscia che proviamo penetra con la sua lama anche in altri ambiti della nostra vita. Diventiamo impotenti perché iniziamo a dubitare di tutto ciò che ci era importante, di tutto ciò che fino a quel momento era stato buono e prezioso nella nostra vita. La vita si trasforma in sopravvivenza. Solo per evitare l'immagine della persona a cui ci eravamo consegnati e a cui avevamo promesso fedeltà, tra le braccia di un altro o di un'altra. In ogni caso, si tratta di un colpo che cambia la vita dalle fondamenta, tanto di chi è stato infedele quanto di chi ha scoperto il tradimento.
Cosa fare e come andare avanti dopo il tradimento?
Vorrei raccontarvi la storia coniugale segnata dal tormento dell'infedeltà del marito di Elisabetta Canori Mora, che San Giovanni Paolo II ha proclamato beata nel 1994. Visse a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento a Roma, in Italia. Dalla storia dell'infedeltà del marito Cristoforo, l'uomo di oggi, in un mondo in cui le statistiche mostrano che una coppia su tre divorzia, può imparare come il tormento dei matrimoni in conflitto non finisca necessariamente con il divorzio o con una terapia prolungata, ma con una completa trasformazione nella bellezza della presenza di Dio sulla terra.
Il Signore Dio disse: „Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli sia simile“.(Gen 2,18)
Questa frase di Dio ci introduce nel mondo biblico delle coppie. Perché Dio dice che la solitudine non è buona? Perché nella solitudine non possiamo amare ed essere amati. Fin dall'inizio, dalla creazione del mondo, contempliamo il meraviglioso disegno di Dio. Dio vuole che l'uomo esista in questo mondo come maschio e femmina. Gli è immensamente cara questa misteriosa diversità tra l'uomo e la donna.
„Dio è per noi rifugio e fortezza, aiuto sempre vicino nelle angosce. Perciò non temiamo se trema la terra, se crollano i monti nel fondo del mare. Fremano, si gonfino le acque del mare, tremino i monti per la loro furia: con noi è il Signore degli eserciti, nostro rifugio è il Dio di Giacobbe!“ (Sal 46, 2-4)
Pochi giorni fa è stato celebrato il 75° anniversario del lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. In questo articolo presentiamo la storia coniugale e familiare di Paolo Nagai Takashi e Midori Moriyama, la sua conversione e la loro comune testimonianza di fedeltà familiare e coniugale, di amore cristiano e di impegno per la pace.
Siamo stati sposati per mezzo secolo in un matrimonio felice.
Il nostro matrimonio è stato ideale. Se si potesse trasformare tutto questo in uno spot pubblicitario, direi: «Vivete il matrimonio così, come Cvijeta e io!». Lei è stata la felicità della mia vita. Vi prego di non prenderlo in modo banale.
La noia è sempre stata una parola estranea e sconosciuta nella nostra vita.
Oltre a visitare le città, ci attraevano gli spazi del silenzio.
Due giorni fa, all’età di 94 anni, è morto l’accademico Viktor Žmegač, un uomo speciale: caro, calmo, affidabile, preciso. Come un uomo rinascimentale, sa moltissimo – troppo – su fatti, eventi, persone, paesi, sull’arte, sulla vita. È gentile. Severo, persino con se stesso. È germanista e croatista, professore emerito della Facoltà di Filosofia di Zagabria, scrittore, storico, musicologo, teorico della letteratura e dell’arte, scrittore di viaggi.
Negli ultimi quindici anni circa, il professor Žmegač ha scritto una decina di libri straordinari sulla civiltà, la cultura e l’arte d’Europa. Ama sopra ogni cosa la cultura e l’arte d’Europa, che considera il centro del nostro pianeta. È un erudito. Di prim’ordine. È così: conosce a fondo ciò di cui si occupa o che studia.
Fu sposato con Cvijeta, autrice di manuali di tedesco e insegnante perfetta nelle scuole di lingue straniere: «L’ho amata immensamente dal primo giorno fino alla sua morte. Siamo stati sposati per mezzo secolo in un matrimonio felice. Gli anni che seguirono, fino alla fine, sono stati l’unica tragedia della mia vita. Ha dovuto vivere in una casa di cura, in condizioni sempre più gravi. È stata colpita da una malattia inguaribile, a decorso lento. Non esiste terapia. Ancora oggi non passa giorno senza che io ricordi episodi del nostro matrimonio. Non era soltanto bella, cara, devota alla famiglia, era anche estremamente spiritosa, piena di battute e arguzie. Il nostro matrimonio è stato ideale. Se si potesse trasformare tutto questo in uno spot pubblicitario, direi: «Vivete il matrimonio così, come Cvijeta e io!». Lei è stata la felicità della mia vita. Vi prego di non prenderlo in modo banale.
nel gran fior discendeva che s'addorna di tante foglie,
e quindi risaliva là dove 'l süo amor sempre soggiorna.
Le facce tutte avean di fiamma viva
ché la luce divina è penetrante
per l'universo secondo ch'è degno,
sì che nulla le puote essere ostante.
Questo sicuro e gaudioso regno,
frequente in gente antica e in novella,
viso e amore avea tutto ad un segno.
O trina luce
che 'n unica stella scintillando a lor vista, sì li appaga,
guarda qua giuso a la nostra procella!
Dante, Paradiso, canto XXXI
Come è possibile il matrimonio, se questa volontà, la mia, testarda, ostinata, orgogliosa volontà, non voglio dire che questo riguardi solo Filip o Karla, ma siamo tutti noi, se questa nostra volontà e la nostra idolatria non si sottomette alla volontà celeste, alla volontà di Dio… Per questo diciamo che il matrimonio cristiano è un matrimonio a tre: marito, moglie e Gesù Cristo. A Lui si dà ascolto. Lui è il capo. Ci si sottomette alla volontà del Padre.
Omelia di don Antun Nižetić, Cattedrale di Sant'Anastasia – Zadar, 13.05.2023.
„Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo“ (Lc 24,16)
Recentemente, in una casa di riposo in Inghilterra, le infermiere hanno portato per il compleanno di un vedovo di 94 anni un regalo insolito. Un piccolo cuscino. Il cuscino che le infermiere gli hanno regalato portava stampata l'immagine della sua defunta moglie. Lui l'hariconosciuta.
Mio marito! Mio marito! Mio marito! Asciutti sono, lo vedi, i miei occhi, ma l’amore non voglio nascondere.
Supplicandoti, perdonami: mai più, commossa, al tuo ritorno dalla battaglia potrò abbracciarti.
Alla morte sono pronto/ non ho paura quando il boia solleva la spada, mi terrò con fierezza, da nobile e da croato.
Tu di nulla ti addolorare/ Lasciatemi essere donna, che io pianga, che io gema, che io mi laceri il cuore.
Mate Marčinko
Il matrimonio tra Ana Katarina Frankopan e Petar Zrinski fu celebrato a Karlovac, mentre i festeggiamenti si tennero a Ozalj il 27 ottobre 1641. Con esso si unirono le più potenti famiglie nobili croate, gli Zrinski e i Frankopan. Ebbero quattro figli: Jelena, Judita Petronila, Ivan Antun Baltazar e Aurora Veronika.
Katarina sposò Petar all’età di 16 anni, e da allora visse col marito a Ozalj, frequentando di tanto in tanto anche Čakovec, dove si sarebbe trasferita con il marito dopo la tragica morte di suo fratello, il bano croato Nikola Zrinski. Soggiornava periodicamente anche in altre tenute degli Zrinski e dei Frankopan – a Vrbovec, sul Grobnik, a Kraljevica e a Novi Bribir. Tutte queste tenute non erano soltanto proprietà agricole, ma anche centri di vita pubblica e culturale, in cui si parlava croato – sia in kajkavo, sia in ciacavo, sia in stocavo – e si scriveva e si discuteva di temi mondiali e nazionali; vi si coltivavano la letteratura, l’arte e la cultura.
Vi presentiamo la storia coniugale, familiare e patriottica di Petar e Katarina Zrinski, e la sua lettera d’addio all’amata moglie prima dell’esecuzione.
"Sono stata benedetta nell'avere dei santi come genitori."
"Il buon Signore mi ha dato un padre e una madre più degni del cielo che della terra."
Santa Teresa di Lisieux
«C'era una perfetta intesa tra i nostri genitori,
anche se sapevano divergere su alcuni punti di vista».
La figlia Celina
I coniugi san Luigi Martin (1823-1894) e santa Zelia Guérin (1831-1877) sono la prima coppia sposata nella storia della Chiesa cattolica ad essere stata proclamata santa insieme. Sono anche i primi genitori di una santa ad essere stati proclamati beati. Non sono stati proclamati santi perché avevano una figlia santa, santa Teresa di Lisieux, ma perché hanno vissuto una vita santa.
Il compositore Ennio Morricone, che in vita creò melodie celebri e meravigliose, morì il 6 luglio 2020. Nacque il 10 novembre 1928 a Roma, dove trascorse tutta la sua vita.
Sua moglie Maria Travia nacque nel 1932 a San Giorgio di Gioiosa Marea (Messina-Sicilia), l'ultima notte dell'anno, il 31 dicembre. Tuttavia, già nel 1933 la sua famiglia si trasferì a Roma, dove Maria crebbe. Era amica di Adriana, sorella di Ennio.
Poco prima della morte la indicò per iscritto come colei a cui aveva affidato tutto: „Infine, ma non per ultima, Maria. Con questo rinnovo lo straordinario amore che ci ha tenuti uniti e non mi fa piacere doverla lasciare. Il saluto più doloroso è per lei.”
Proseguendo la serie di testi sulle coppie bibliche ci troviamo davanti a una vera sfida. Tocca a Noè, il decimo patriarca biblico da Adamo. Tuttavia, l'intento e al tempo stesso la sfida di questo testo è conoscere la compagna di vita di Noè. Procediamo con ordine.
Nella Bibbia i litigi familiari e coniugali sono quasi identici ai nostri tempi. Già allora erano molto attuali e ben noti gli schemi dei comportamenti coniugali nei litigi. Questi schemi si possono riassumere secondo i seguenti modelli di comportamento dei coniugi:
- 'scaricare la colpa sull'altro coniuge' ('non sono io ma...')
- 'sfoghi di gelosia' ('dove sei stato/a?')
- 'i figli come fonte di problemi coniugali' ('da lui/lei non si ricava mai niente'')
- 'infertilità del marito o della moglie' ('siamo rimasti soli')
- 'uomo macho e brava donna' ('donna saggia e marito stupido').
Tutto questo e altro ancora lo ritroviamo anche nelle storie coniugali di oggi. Abbiamo scelto alcune storie bibliche caratteristiche sui litigi coniugali che nel racconto biblico e nella storia hanno lasciato un segno profondo, cioè alcune coppie coniugali bibliche con una sorta di "motti" delle dispute secondo cui si svolgevano i loro litigi: Adamo ed Eva ('non sono io'); Sara e Abramo ('siamo rimasti soli'); Isacco e Rebecca ('figli grandi, grandi pensieri'); Rachele e Giacobbe ('non ne posso più'); Nabal e Abigail ('la bella e lo stolto').