“Il matrimonio è come il tango, ognuno balla a modo suo e tutto sembra perfettamente armonioso”
Mentre siamo costretti a stare l'uno accanto all'altra più del solito, i conflitti non bussano alla porta, ma entrano senza essere invitati. Forse è proprio il momento giusto per “ospitarli”, farli sedere allo stesso tavolo con noi e finalmente stabilire delle regole di comportamento e proteggerci dalla loro irruzione distruttiva nelle nostre vite.
«Sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,38-39)
Nel 1842, il trentatreenne colonnello della cavalleria olandese Jacobus Warnerus Constantinus van Gorkum (1809-1880) sposò una ventiduenne di nobile lignaggio, Jonkvrouwe Josephina Carolina Petronella Hubertina van Aefferden (1820-1888). Il matrimonio fu estremamente controverso, non tanto per la differenza di ceto, quanto soprattutto per la differenza di confessione religiosa - van Gorkum era protestante, van Aefferden era cattolica. Le due comunità vivevano in grande ostilità reciproca. I due si innamorarono, ma il loro desiderio di sposarsi incontrò una forte resistenza a causa delle differenze di fede, status, ricchezza, appartenenza politica e origine. Nonostante queste obiezioni, si sposarono nel 1842 e vissero un matrimonio felice per quasi trentotto anni. Il matrimonio fu benedetto da tre figli: due maschi e una femmina. Josephina rimase cattolica, Jacobus rimase protestante, e la coppia riuscì in qualche modo a sfidare la forte ostilità di entrambe le parti, finché la morte non li separò, sia pur temporaneamente.
Pubblichiamo la storia dei coniugi Ciro Piccolo e Raffaella Esposito Corcione, insieme autori di un manuale per giovani coppie sul tema del corteggiamento (Il Manuale del corteggiamento). Ci testimoniano la bellezza e la profondità del rapporto reciproco, e come l'uso dei metodi naturali possa essere un grande aiuto nel matrimonio. È una conoscenza che ogni donna e ogni uomo dovrebbero possedere!Janet Smith dice: “Il fatto che le coppie che usano la pianificazione familiare naturale quasi non si separino mai. Questo rivela molto. La pianificazione naturale è molto più dell'astinenza. È un metodo che richiede molta comunicazione e valori condivisi”.
Scrivere qualcosa di nuovo su Madre Teresa è semplicemente impossibile!
La grandezza e la santità della sua vita hanno spinto molti a indagare e a occuparsi della sua vita. Permettetemi dunque di scrivere qualcosa di poco noto e un po' personale, legato alla devozione verso Santa Madre Teresa.
Sebbene anch'io sia madre di molti figli, desidero riflettere sul tema della maternità - sul suo esempio e sulla mia esperienza.
Mentre morivano, la madre non poteva stare loro vicino”.
Lucia Pisapia Apicella
"O vento del Mar Tirreno, tu che conosci il mio nome,
bacia mia madre, che è lontana, al posto mio".
Questa è la storia di Lucia Pisapia Apicella, del paese di Cava de' Tirreni, non lontano da Napoli, in Italia. La chiamavano la "madre dei morti" dei soldati, i cui corpi cercava, identificava e seppelliva degnamente, oppure faceva in modo che venissero restituiti alle loro famiglie. Pur essendo lei stessa madre, trovò il tempo e il modo di realizzare questa straordinaria opera di misericordia. Trovò e seppellì degnamente oltre 700 corpi di soldati morti, tutti con le sue mani nude. Mani di una madre che amava figli sconosciuti, per lo più di eserciti nemici, come se fossero suoi. Per questo la soprannominarono "Die Mutter der Toten - la Madre dei morti".
„Grazie a voi, donne che siete anche madri! Avete custodito in voi gli esseri umani in un'esperienza unica di gioia e di travaglio.“
Con questo messaggio, che ha rivolto alle donne di tutto il mondo in segno della sua gratitudine e solidarietà, san Giovanni Paolo II ha espresso 3 verità fondamentali sulla maternità: Ogni donna è chiamata a essere madre, Madre è colei che vela gli esseri umani, La maternità è gioia e travaglio.
La Festa della mamma, in un senso più ampio, è dedicata a tutte le donne, perché ogni donna porta in sé la capacità unica dell'amore materno e del dono totale di sé, che è chiamata a realizzare nelle relazioni con gli altri.
Secondo il disegno divino, all'inizio del ventesimo secolo, nell'anno 1920, fu fondata la congregazione delle Figlie della Misericordia del Terzo Ordine Regolare di san Francesco a Blato, sull'isola di Korčula. Per la sua fondazione, il buon Dio si servì della signorina Marija Petković-Kovač, del fu Antun, di Blato, isola di Korčula, e dell'allora vescovo di Dubrovnik, dr. Josip Marčelić. Così Marija del Crocifisso Petković - sia in patria che nel mondo, insieme alla sua Congregazione - divenne per tutti tutto nel bene datore di vita, testimoniando la presenza di Cristo nel mondo finché egli non venga. Fondò e avviò la sua piccola comunità perché facesse del bene tra i più bisognosi, e affinché quella comunità diventasse seminatrice e testimone del bene in questo mondo triste, vera valle di lacrime.
Marija ebbe genitori esemplari, e amava in particolare il padre, che considerava un «santo vivente». Nell'infanzia, circondata dal suo amore e dalla buona educazione cristiana di sua madre, in un clima familiare che una sessantina d'anni dopo il Concilio Vaticano II avrebbe chiamato «chiesa domestica», Marija mostrava una pietà non comune e un'inclinazione alla meditazione, ma amava anche stare in compagnia delle bambine più povere del vicinato e aiutarle di nascosto.
Noi due eravamo così diversi, e in questa nostra diversità così pericolosi l'uno per l'altro.
A me sarebbe bastato un po' di incoraggiamento, un po' di gentilezza, per aprirmi la strada, e tu invece me l'hai sbarrata, in buona fede, naturalmente.
Nella Lettera al padre Franz Kafka racconta in forma di lettera la propria vita, segnata in modo essenziale da contrasti e incomprensioni con il padre. La lettera doveva mostrare tutto ciò che tra loro era andato storto, poiché non riuscivano più a parlarsi. Scrisse questa lettera nel 1919, quando aveva 36 anni, ma non la consegnò mai al padre. L'occasione della Lettera è la domanda del padre sul perché Franz abbia tanta paura di lui:“ Recentemente mi hai chiesto perché io affermo di provare paura di fronte a te. Come al solito, non ho saputo risponderti a questa domanda, in parte proprio a causa di questa stessa paura che provo di fronte a te.“ La paura ha preso il sopravvento al punto da trasformarsi in un senso di colpa: „Davanti a te ho perso la fiducia in me stesso e l'ho sostituita con un infinito senso di colpa“. In una simile situazione Franz si sente debole e impotente, indifeso. Si sente sempre colpevole perché non può mai avere ragione: „Le ossa nessuno doveva rosicchiarle, tu sì. L'aceto non si doveva bere a sorsi, tu sì“. È diventato un bambino insicuro, e questa insicurezza ha aperto la porta a ulteriori paure.
Nel monastero delle carmelitane scalze di Đakovačka Breznica ho guidato una novena a san Giuseppe, dove ho visto questa immagine di san Giuseppe con Gesù che dorme sul suo petto. Non avevo mai visto prima una raffigurazione che irradiasse tanto amore e tenerezza tra Gesù e Giuseppe. Questa immagine mi ha talmente colpito che sono andato a cercarla su internet e ho scoperto che l'originale di questa icona si trova nella cappella di una comunità religiosa in Spagna. Chi desidera maggiori informazioni può visitare il sito web: https://www.hogardelamadre.org/es/.
Quando contempliamo un'immagine sacra, ne scrutiamo il contenuto, entriamo nelle scene che essa rappresenta, in realtà meditiamo, e la meditazione è preghiera. Mediteremo sulla vita di san Giuseppe, la cui vita è inseparabile dalla vita della stessa Santissima Trinità, e dalla vita di Gesù e Maria. Significa che saremo con Dio e con la Sacra Famiglia.
Mio padre ha sempre trattato tutti allo stesso modo; che fosse la regina o lo spazzino, davvero pensava che tutti gli esseri umani fossero uguali. Applico quello stesso valore a ogni cosa che faccio nella vita.
Era davvero sincero in quel che credeva e c’erano dei valori centrali che plasmavano la sua vita: umiltà, perseveranza, onestà e perdono.
Mio padre era un uomo di coraggio e di visione.
Credeva veramente nella forza dell’unità e che se le persone di tutto il mondo si fossero unite avrebbero assestato un forte colpo a qualsiasi forma di ingiustizia.
A quasi un decennio dalla morte, avvenuta il 5 dicembre 2013, Nelson Mandela continua a ispirare milioni di persone in tutto il mondo nell’impegno non-violento contro ogni forma di razzismo. Il premio Nobel per la pace è ancora oggi punto di riferimento ben oltre i confini del Sud Africa.
Tra coloro che camminano sulle orme del leader sudafricano c’è la figlia, Makaziwe Mandela, impegnata in diverse associazioni benefiche, fondatrice e presidente della “House of Mandela”, azienda che attraverso capi di abbigliamento — in particolare per i giovani — porta avanti il messaggio antirazzista di suo padre.
Guardami, guardami, sono qui già da quattro mesi… Guardami! Dritto negli occhi – dentro! Fa' che io mi veda nei tuoi occhi! Questi occhi non hanno guardato per sé; non sono stati più miei, né hanno guardato se stessi! Sono stati …nei tuoi, sempre – perché potessero nascere in essi, dai tuoi occhi soltanto la mia immagine, così come tu mi vedi! Uno sguardo su tutte le cose, sul mondo intero, così come tu lo vedi. Eccomi ora – quale tu mi vuoi.
„Come tu mi vuoi“, Luigi Pirandello
Non appena il bambino nasce, il sistema visuo-motorio (guardare e vedere) diventa immediatamente il più importante per la sua crescita, ossia il modo in cui il bambino comunica fin dall'inizio. Ciò che molto probabilmente guarderà e vedrà è il volto della madre, in particolare i suoi occhi. Il volto e gli occhi della madre diventano il centro della sua osservazione.
I bambini sanno essere gioiosi indipendentemente dalle circostanze
I bambini si lasciano entusiasmare dalla bellezza
I bambini sono docili
I bambini sono sinceri cercatori di verità
Oggi, 20 novembre, si celebrala Giornata Mondiale dell'Infanziacon l'obiettivo di sensibilizzare sull'importanza della cura per il benessere e la protezione dei bambini in tutto il mondo. In che modo la celebrazione di questa giornata può aiutare gli adulti a vivere in modo più pieno la quotidianità? Quali lezioni di vita possiamo imparare dai bambini?
Nella situazione in cui ci siamo trovati negli scorsi mesi, non è stato certo facile rinunciare a quella quotidianità fatta di interazioni sociali, sia per noi che per i più piccoli, costretti ad abbandonare i banchi di scuola, le amicizie, gli hobby e varie altre attività.
Queste circostanze particolari ci hanno forse aiutato a comprendere meglio il valore del legame fraterno, che offre un numero enorme di fattori che favoriscono uno sviluppo psico-fisico e sociale sano.
Pubblichiamo un articolo tratto dal libro dedicato al prof. Ante Vukasović, Per una migliore educazione e una vita coniugale e familiare più riuscita, sulla bellezza, l'importanza e la sfida della nascita e della discendenza per Kučići, per la Croazia e per il mondo intero.
“Nei giovani il mondo continua” – recita un saggio proverbio popolare. I giovani proseguono l'opera dei loro antenati – genitori, nonni e bisnonni. Questa è la condizione della sopravvivenza dell'uomo, un processo naturale che permette la continuità della vita, della conservazione e dello sviluppo umano. I discendenti significano la continuazione della vita della famiglia, del popolo, dell'umanità. Essi costruiscono le genealogie, ricercano le proprie radici, proseguono ciò che è già stato iniziato, portano avanti ciò che è incompiuto, realizzano ciò che non si è realizzato. Essi collegano decenni, secoli e millenni. Rendono possibile lo sviluppo della cultura e della civiltà umana. Saranno loro a continuare anche le nostre opere. Renderanno possibile l'ulteriore sviluppo del genere umano e della sua cultura nel futuro.
Claudia Messing, psicologa, sociologa e presidente della Società Argentina di Terapia Familiare, nel suo ultimo libro "Come pensano e sentono oggi i bambini", afferma che ai nostri giorni «si sta verificando un cambiamento strutturale a livello sociale nel rapporto genitore/adulto – bambino, chiamato “simmetria del bambino con l’adulto”. I bambini imitano i propri genitori e gli adulti al punto da ripeterne le frasi, il modo di pensare, gli atteggiamenti, il sapere, le ansie, le paure, e imitano anche le loro storie di vita irrisolte. Si pongono così allo stesso livello, come se fossero loro gli adulti".
“Le esigenze della crescita diventano sempre più difficili. I bambini e i giovani si bloccano, si demoralizzano e abbandonano rapidamente i propri interessi. Per questo la questione della vocazione e della professione è oggi così difficile: devono e vogliono scegliere una professione che garantisca loro soddisfazione e successo e non possono sbagliare. Dobbiamo insegnare loro e mostrare loro con l’esempio come si scoprono gradualmente i propri interessi e talenti. In caso contrario, è qualcosa che può paralizzare, dove la gioia della scoperta viene repressa e la sicurezza che cercano è molto difficile da trovare.“
«All’uomo sono dati la libertà e un modello. La libertà, per sentirsi padrone in casa propria, per cercare liberamente la verità e nuove vie. Il modello, per potervi salire, per avere una meta verso cui andare.»
Ivo Mašina nacque a Preko nel 1927, da Ivo e Marica. Proveniva da una famiglia numerosa, con nove figli. Visse, come dice Mladen Dorkin, «per un mondo nella libertà, per un mondo nella bellezza. Nel suo cuore non c’era posto per l’egoismo, per le tenebre, per l’odio e per la vendetta. Visse per l’ideale dell’Amore e della Libertà. Nella sua visione, questo è Gesù Cristo, Dio e uomo perfetto. Per questo aspirava a offrire se stesso come vittima perfetta, che avrebbe offerto con cuore puro per la libertà della Patria, per il diritto ai sogni e alla fede che si possono e si devono realizzare, come vittoria del bene sul male, della luce sulle tenebre. Il sogno di Ivo Mašina è un uomo completo e felice, libero nei suoi pensieri, nelle sue aspirazioni, nelle sue volontà, divinamente eretto nella dignità, in un popolo altrettanto libero e felice, in una dignità sovrana e fiero».
Uno spazio così immenso e una tale bellezza della natura, come se respirassi la vita stessa.
Basta essere là, e attraverso di te scorre quell'aria e quella vita.
Vi proponiamo l'interessante esperienza di volontariato in un orfanotrofio in Tanzania di un giovane di Metković, Grgur Vugdelija.
Non so esattamente come mi sia venuta l'idea di andare a fare volontariato, e proprio in Tanzania. Semplicemente si è presentata l'occasione. Ho sempre voluto andare in Africa. Da quando ho memoria, è sempre stato il mio desiderio. E così sono partito.
Ed io ero viva e bella. Io ho riempito Rama di gioia. Ma lui voleva qualcosa che io non ero. E quando mi ha uccisa non ha toccato nulla di ciò che io sono.
Giaccio qui da secoli sul monte Vran, libera di una libertà intoccabile e amata di un amore che rigenera.
Il popolo croato di Rama ed Erzegovina venera già da tre secoli una tomba solitaria sul Kedžara, in mezzo al monte Vran, come luogo sacro. In essa, secondo la tradizione, riposa il corpo di Diva Grabovčeva, che, nel fiore della giovinezza, fu uccisa da uno sfrenato nobile turco perché si oppose alla sua libidine. Diva diventa nel vero senso una bellezza e sorella collettiva di tutti a Rama nel momento in cui parla con l'anima di una donna libera, scegliendo piuttosto la morte che la vita con il ricco beg Kopčić.
Diva era figlia di Luka Grabovac e di sua moglie Luca, i quali per lungo tempo non poterono avere figli, finché solo in vecchiaia Dio si impietosì delle fervide preghiere di Luca, e donò loro una splendida figlioletta, Dijeva (Vergine-Virginia), o come la gente di quella regione pronunciava con l'accento locale, Diva Grabovčeva.
Se siete tra le tante persone che ogni giorno faticano, tenete presente che anche le mie sofferenze mi hanno condotto allo scopo della mia vita, che mi aspettava.
E quello scopo era lontano, lontano, al di sopra di tutto ciò che avrei potuto immaginare.
Desidero che sperimentiate tutta la gioia e tutta la pienezza che Lui ha destinato a voi.
Comincio questa storia perché la persona di cui scriverò ha avuto una grande influenza sulla mia vita nel tempo della mia crisi superata. Il centro di tutto è in realtà il grande amore di Cristo, che Egli ha per ogni uomo, a modo suo.
Nick Vujicic nacque nel 1982 in Australia, primo figlio della famiglia, ma venne al mondo senza braccia e senza gambe, senza alcuna spiegazione medica. Al momento del parto, suo padre e sua madre si trovarono in una grande crisi, al punto che la madre non volle tenerlo in braccio né allattarlo per i primi 4 mesi della sua vita. Ci volle molto tempo prima che credessero che Dio non avesse commesso un errore. Dopo Nick crebbero altri due figli, nati completamente sani.
E il Signore disse a Caino: "Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo.“
Ognuno di noi ha dentro di sé un Caino e un Abele, e ogni giorno esiste la lotta per non deviare sulla strada di Caino. La storia è piena di molte persone che hanno intrapreso quella via, e dietro di loro non è rimasto altro che sangue e morte. Cosa significa sacrificare rettamente?Significa cadere in ginocchio e pregare il Signore di accendere il fuoco del sacrificio. Significa dare al Signore il meglio di ciò che abbiamo.
«La vita è una maratona. Non conta quando arrivi al traguardo, ma il modo in cui corri.»
L'antico detto latino Vita hominis militia super terram est, che significa La vita dell'uomo sulla terra è una battaglia, riflette nel modo più efficace la vita del protagonista di questa storia. Il suo modo di vivere potrebbe essere descritto in breve come una lotta intensa, una corsa incessante e un desiderio di realizzazione di sé. Una vita simile la visse l'atleta Jesse Owens, afroamericano che vinse quattro medaglie d'oro e fu la stella delle Olimpiadi di Berlino del 1936.
Si parla di sosia quando, in un contesto spazio-temporale, cioè in un mondo possibile creato dalla finzione letteraria, digitale o di altro tipo, l'identità di un personaggio si sdoppia: uno diventa due; il personaggio ha quindi due incarnazioni: due corpi che corrispondono alla stessa identità e spesso allo stesso nome.
Vi presentiamo la storia di Telemaco e Odisseo, di un padre e di un figlio, di due persone che hanno imparato dai propri errori.Vi presentiamo anche la testimonianza di Massimo Recalcati, psichiatra italiano che più di ogni altro ha scritto su Telemaco e Odisseo, sul bisogno del figlio per il padre e del padre per il figlio. Ci racconta la sua esperienza con il proprio padre, la sua assenza e ciò che ha ereditato da lui.
Tutti siamo stati almeno una volta Telemaco, abbiamo almeno una volta guardato l'orizzonte del mare, aspettando che da lì qualcuno o qualcosa tornasse da noi, venisse a trovarci e ci restituisse la forza di vivere. I Telemaco di oggi sono i giovani in stato di alienazione: senza un futuro chiaro, distrutti dentro, senza prospettive, senza un'esperienza autentica, senza desiderio, schiavi del godimento, disoccupati, insicuri. I nostri figli non ereditano il Regno, ma un corpo morto, una terra sfinita, un'economia distrutta, un debito illimitato, la mancanza di lavoro, e sono privi di un orizzonte di vita. I nostri figli sono sfiniti.
"Nei giorni della mia giovinezza desiderai ardentemente che il mio cuore compenetrasse i cuori degli altri, che risplendessi per i popoli, che ascendessi, senza io stesso sapere dove…." Byron Manfred
„Non dimentico lei (Greta), mi torna sempre in mente il verso di Schiller: "Oh, dass sie ewig grünen bliebe, die schöne Zeit der ersten Liebe." (Oh, che possa restare per sempre verde il bel tempo del primo amore).Il primo amore è il più profondo e perciò il ricordo mi è sacro.Tutto questo è passeggero. Non credo di aver mai amato nessuno così profondamente come Greta; e tuttavia è passato, lo ricordo, mi ha nobilitato, ma si può vivere anche senza di ciò." Ivan Mertz
Ivan Merznacque nel 1896 a Banja Luka, figlio unico dei suoi genitori, educato in uno spirito borghese liberale. Crebbe anch'egli a Banja Luka, in un ambiente familiare e sociale in cui si prestava maggiore attenzione ai valori civili e mondani, mentre quelli cristiani erano più che altro formalità e tradizione. Fu soldato nella Prima guerra mondiale. Studiò a Vienna, Parigi e Zagabria.Divenne dottore in scienze. Fu professore di lingua e letteratura francese. Ebbe una cultura ampia. Fu uno dei promotori del movimento cattolico, lavorò molto con i giovani, scrisse molti testi di valore. Morì nel 1928 a 32 anni in odore di santità. La sua tomba si trova a Zagabria, nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù, in via Palmotićeva. Papa Giovanni Paolo II lo proclamò beato.
A sedici anni si innamorò della sua coetanea Greta Teschner. Visse quell'esperienza d'innamoramento in modo molto intenso. Ma ben presto Greta, durante un breve soggiorno dai genitori a Travnik, si legò a un giovane musulmano che la sfruttò e poi l'abbandonò. Lei visse tutto ciò in modo molto traumatico e tragico, e in quella delusione si tolse la vita: „Quando seppi della sua morte, si produsse una frattura nella mia anima, non subito ma col tempo... La mia gioventù, mi pare, è discesa con lei nella tomba; tutti possono ridere di cuore, io non ci riesco.Guardo le ragazze, mi piacciono, ma se penso a lei tutto il resto svanisce. L'unica consolazione la trovo nell'arte, che amo immensamente, e nella natura. La sua anima si è scrollata di dosso la caducità ed è partita. Dove? Nell'eternità. Ma Dio mio, mi prende l'orrore al pensiero che si sia tolta la vita da sola.“
Conoscere se stessi nudi significa diventare consapevoli della propria vulnerabilità – dei propri limiti fisici nel tempo e nello spazio e delle proprie carenze fondamentali, fisiologiche.
Siamo tutti nell'arca, che i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità. Questo deve essere accompagnato dalla gratitudine.Jordan Peterson
Noèebbe tre figli che si chiamavano Sem, Iafet e Cam (Genesi 5,32). Sem fu il progenitore di tutti i figli di Eber, e questo è importante perché la parola Eber è la radice della parola “ebraico”. La stessa parola Sem significa “nome”, il che significa che Noè si aspettava che il nome di suo figlio sarebbe stato grande. Noè diede la sua benedizione a Sem, ponendolo così al di sopra dei suoi fratelli (Genesi 9,26–27), e fu proprio tramite Sem che venne il discendente promesso che avrebbe schiacciato Satana (Genesi 3,15). Mentre benediceva suo figlio Iafet, Noè disse le seguenti parole: „Dio dilati Iafet, ed egli dimori nelle tende di Sem, e Canaan sia suo schiavo!“ (Genesi 9,27). Cam era il più giovane dei tre figli di Noè. A causa del peccato di Cam contro il padre Noè (Genesi 9,20-25), Noè maledisse Canaan, dicendo che questi sarebbe stato schiavo di Sem (Genesi 9,26).
Nell'entroterra della città di Morondava, in Madagascar, si trova la famosa “Viale dei Baobab”. Poco più in là si trovano dei baobab particolari, “les Baobabs amoureux” (i baobab innamorati), che sembrano nascere da un'unica radice. In realtà si tratta di un unico albero di baobab con due tronchi avvolti a spirale l'uno attorno all'altro in un abbraccio infinito.
Il tronco del baobab è morbido e impiega molti anni a crescere. Gli alberi possono raggiungere anche 25 metri d'altezza ed essere vecchi di migliaia di anni. Solo dopo 20 anni l'albero fiorisce e dà frutti per la prima volta. Per la crescita lenta e la morbidezza viene paragonato alle donne malgasce. Nella parte meridionale del Madagascar gli alberi di tamarindo vengono spesso piantati apposta accanto ai baobab per formare una coppia, perché gli alberi di tamarindo, per la crescita rapida e la corteccia dura, rappresentano la virilità, la velocità, l'efficienza. Ancora oggi, sulla costa occidentale del Madagascar, si svolgono riti durante i quali le donne appena sposate si mettono davanti al baobab per pregare per la fertilità e per un matrimonio felice, per il quale, come per la crescita del baobab – che una volta cresciuto nasconde in sé molteplici frutti utili – sono necessarie pazienza, perseveranza e mitezza.
Vi proponiamo un testo di don Šimun Doljanin sulla dannosità della fretta per la crescita dell'amore, con l'aggiunta di due storie sul baobab che lo confermano.
Che storia d'amore! L'amore come virtù lotta contro la follia e la corruzione, il tradimento e l'ipocrisia, la viltà e la brutalità malvagia, la ribellione e la malattia - e vince.
“In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.” – Gv 12, 24
Tutte le coppie e gli sposi che in questi giorni difficili sono separati per le più svariate circostanze si chiedono di sicuro come supereranno questo periodo difficile. Molti di loro, infatti, sono operatori sanitari, molti sono in autoisolamento oppure si trovano in città diverse. Questo testo lo abbiamo dedicato a loro come aiuto e speranza in un domani migliore.
Per il messaggio che vogliamo trasmettere ci servirà la storia di John R. R. Tolkien, tratta dalla sua trilogia Il Signore degli Anelli.
"Non esiste nulla che occupi più spazio sulla superficie della vita umana dell'amore, e non esiste nulla che dell'amore sia più sconosciuto e misterioso. La differenza tra ciò che è in superficie e ciò che è il mistero dell'amore, questa è la fonte del dramma."
Karol Wojtyła, da vescovo ausiliare di Cracovia, sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawień, scrisse il dramma in tre atti Di fronte al negozio dell'orefice (Przed sklepem jubilera), sulla vita di tre coppie. In realtà, "sull'amore come sfida permanente", perché "l'amore determina il futuro", di ciascuna delle tre coppie e di ognuno di noi. È ricco di simboli e può parlare con forza a ciascuno di noi, indipendentemente dall'età o dal sesso.
Negli ultimi mesi ascoltiamo notizie inquietanti sul numero dei morti, soprattutto tra le persone anziane, e leggo anche la notizia più recente secondo cui il coronavirus è entrato in un'altra casa di riposo per anziani e non autosufficienti. Il virus ha tolto la presenza reale e la vicinanza fisica dei familiari, il dialogo faccia a faccia con i propri cari. Nelle loro vite è entrato un silenzio spaventoso, la separazione dai propri cari e la solitudine, che era già un grande problema per gli anziani anche prima del coronavirus. Dedichiamo loro la canzone e il video di Leonard Cohen, lo splendido "Dance me to the end of love" (Balla con me fino alla fine dell'amore), perché proprio questo video mostra loro, le persone anziane, la cui vita e il cui amore sono più forti anche della morte.