Nell'amore nasciamo, nell'amore ce ne andiamo
Negli ultimi mesi ascoltiamo notizie inquietanti sul numero dei morti, soprattutto tra le persone anziane, e leggo anche la notizia più recente secondo cui il coronavirus è entrato in un'altra casa di riposo per anziani e non autosufficienti. Il virus ha tolto la presenza reale e la vicinanza fisica dei familiari, il dialogo faccia a faccia con i propri cari. Nelle loro vite è entrato un silenzio spaventoso, la separazione dai propri cari e la solitudine, che era già un grande problema per gli anziani anche prima del coronavirus. Dedichiamo loro la canzone e il video di Leonard Cohen, lo splendido "Dance me to the end of love" (Balla con me fino alla fine dell'amore), perché proprio questo video mostra loro, le persone anziane, la cui vita e il cui amore sono più forti anche della morte.
Papa Francesco dice che la solitudine è una sorta di malattia che si cura con l'amore, la vicinanza e il conforto spirituale. Dunque, in loro non è venuto meno il bisogno di vivere e di amare fino alla fine, di parlarne, di mostrarlo. Essi sono persone che hanno vissuto e vivono, che hanno amato e amano, la radice da cui noi siamo cresciuti. Essi sono il nostro presente e il nostro futuro. In realtà, il nostro presente senza di loro è impoverito, e perciò non possiamo comprendere noi stessi né possiamo avere un vero futuro senza di loro, senza i loro ricordi e la loro vicinanza.
Cohen dedica una delle sue canzoni al legame profondo tra l'amore, la vita e la morte, ricordandoci che è proprio l'amore la forza a cui siamo chiamati a servire, quella forza potente in cui si spegne la nostra vita sulla terra, proprio come suggerisce il titolo di questa canzone: "Dance me to the end of love" (Balla con me fino alla fine dell'amore).







