lo sterminio che devasta a mezzogiorno (il demonio meridiano).
Sal 91, 5-6
Bisogna sapere che è peccato non fare, non sapere, non vedere ciò che si deve fare - in breve, non prendersene cura. Questo è il significato letterale della parola accidia, che da secoli è riconosciuta come un problema e che ancora oggi ci tormenta.
Karl Menninger
Una generazione che non sa sopportare la noia sarà una generazione di uomini piccoli, uomini staccati ingiustamente dai lenti processi della natura, uomini in cui ogni impulso vitale appassisce lentamente, come fiori avvizziti in un vaso.
Bertrand Russell
Esiste uno stato spirituale che è reazione ai nostri traumi, causa ed effetto dei nostri peccati e delle nostre debolezze. Lo chiamiamo accidia. Nelle nostre case e nei rapporti familiari, nelle nostre chiese e sacrestie, questo verme spirituale può insinuarsi. Ne esistono tre tipi.
A quanti però l'hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio!
Il Natale è dolce e meraviglioso, ma ci chiama anche fortemente alla conversione. Al cambiamento di mentalità. All'esame di coscienza. Alla scelta. Oggi si parla spesso del Natale rubato. Chi ha rubato il Natale? E il furto del Natale avviene davvero, sempre. Tuttavia, non lo rubano la pompa e i manager vuoti, ma il chiudere gli occhi e le orecchie davanti al dramma del Natale. La drammaticità del Natale raggiunge il suo culmine nella frase di Giovanni (che leggiamo proprio nel giorno di Natale): Venne fra i suoi, e i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio!
„Antifone O“ o Grandi Antifone è il nome di sette antifone che si cantano o si recitano insieme al cantico evangelico del Magnificat, nella preghiera dei Vespri, durante l'Avvento, precisamente nell'ottava prima di Natale, dal 17 al 23 dicembre, nel tempo della preparazione immediata al Natale. Esprimono la dinamica di stupore davanti al mistero dell'incarnazione di colui che le canta.
L'antifona del 20 dicembre „O mirabile chiave di Davide“ presenta le opere di Cristo, il potere di aprire e chiudere, di liberare i prigionieri dalle tenebre. L'antifona richiama la venuta del Messia come chiave che apre, come servo del Signore nel suo potere assoluto - aprire o chiudere - e nel ruolo di Liberatore di coloro che sono prigionieri delle tenebre.
L'espressione mondo nuovo e meraviglioso, tratta dal dramma di Shakespeare La Tempesta, fu ripresa da Huxley per il titolo del suo romanzo futuristico, in cui ha rappresentato un'umanità „perfetta“ che non ha bisogno di misericordia e di amore. Bastano una tecnica perfetta e una genetica di successo.
Tutto è sterile, utilitaristico e frenetico, la vita è piacevole, non ci sono malattie, emozioni, dolore, sofferenza né costrizione. L'intrattenimento e la mentalità consumistica prosperano, tutte le attività sono collettive, e la promiscuità sessuale è auspicabile. La sessualità è separata dalle emozioni e dall'intimità, in linea con lo slogan ognuno appartiene a tutti gli altri. Tutti sono costantemente insieme, ma i singoli individui sono insensibili e atomizzati, per cui una vera comunione non esiste.
«In gioventù ho conosciuto il "Dio della speranza". Ora, in vecchiaia, conosco il "Dio della pazienza". La speranza ci porta entusiasmo, mentre la pazienza è faticosa. Ma se nella speranza ci accostiamo a qualcosa di nuovo, solo nella pazienza lo conserviamo. Nella pazienza perseverante la speranza diventa duratura». Jürgen Moltmann
I Greci usano il termine hypomonè (attesa) e paskein (pazienza), termini che si riferiscono alla possibilità che l'uomo si fermi perché sta accadendo qualcosa di importante, riflettendo nel frattempo e vedendo come ciò accadrà prima che accada realmente. Questo significa un arresto vitale perché sta accadendo qualcosa ed è importante attendere che ciò accada prima di agire. Infine, ecco un'altra espressione ricca di significato - makrothymìa (ampiezza d'animo), che ci permette di guardare al futuro. Paziente è colui il cui sguardo è rivolto in avanti, che guarda verso il futuro. Ciceronenell'operaPartitionesoratoriaescrisse a suo figlio: „Ciò che si adatta ai mali imminenti si chiama fermezza, ciò che dura e vede fino alla fine, questo si chiama pazienza".
O mitezza del Padre, riversati nell'anima del figlio…
Sempre nelle piccole differenze si nasconde un grande significato. A volte questa piccola differenza è così impercettibile che solo lo Spirito Santo può rivelarcene il significato. Fermiamoci sulla differenza tra mitezza e indulgenza. Essere indulgenti verso se stessi, a poco a poco, conduce alla catastrofe. Dall'altra parte, essere misericordiosi e miti verso se stessi conduce alla maturazione spirituale. Chi è crudele verso se stesso è inevitabilmente ancora più crudele verso gli altri. Curiosamente, anche chi è indulgente verso se stesso è severo verso gli altri. Con la mitezza e la misericordia è del tutto l'opposto. Chi è mite verso se stesso, è ancora più mite verso gli altri.
La paura del dolore pesa più del dolore stesso. Sappiamo, tuttavia, che la paura elimina anche il dolore. Ci liberiamo di un dolore con un altro dolore, più grande. Epicuro eliminava la paura, soprattutto quella fondamentale, la paura più grande, la paura di tutte le paure, la paura della morte, con un'operazione di pensiero secondo la quale noi e la nostra morte non ci incontriamo mai. Finché esistiamo, diceva Epicuro, non c'è la morte, e quando essa arriva, non ci siamo più noi.
Niente ci ruba l'attenzione su di sé con tanta forza quanto il dolore. Il dolore approfondisce, acuisce, cambia il nostro rapporto con il mondo. Quando ci ammaliamo, il nostro mondo non è più lo stesso. Lo spazio in cui viviamo si restringe e cambia il suo significato. Il dolore ci toglie lo spazio del movimento vitale. Le persone con cui condividevamo il lavoro e la vita non ci sono più. Non c'è più il ritmo collaudato del lavoro, del riposo, della compagnia, dello sport, del sonno. L'esperienza del dolore è un'esperienza del tutto nuova del mondo, uno sguardo diverso sul mondo. Con la comparsa del dolore, il mondo appare in modo diverso. Il dolore cambia e intensifica la percezione del mondo e della realtà. Il tratto fondamentale comune a esperienze di sofferenza molto diverse è la costrizione ad accettare qualcosa di sgradevole, doloroso, distruttivo.
Pubblichiamo un articolo di fra Ante Vučković apparso sulla rivista teologica Crkva u svijetu e alcuni brani di un'intervista rilasciata a Glas koncila sul dolore, il suo significato e il suo senso per la nostra vita.
Quanto dura il silenzio in una conversazione prima che cominci a metterci a disagio?
La psicologa olandese Namkje Koudenburg afferma che bastano solo quattro secondi perché subentri il disagio. È giunto il tempo del silenzio, o almeno un tempo in cui abbiamo più possibilità di stare in silenzio, di stare con noi stessi. Questo ce lo ha imposto in parte il coronavirus, riducendo i nostri contatti sociali e costringendoci a restare a lungo in casa. Ancora il mese scorso qualcosa che sembrava del tutto impossibile e perciò sconvolgente – „prospettiva di un silenzio irreale“, come dice Giuseppe Marino.
Impara ad avere compassione e a trovare, se non una giustificazione, almeno una spiegazione per i comportamenti di coloro che ti hanno ferito.
E mettiti sempre al posto di queste persone.
L'odio ti consuma soltanto.
Non chiedere giustizia a Dio, ma chiedi misericordia.
Anthony Bloom di Souroge nacque a Losanna nel 1914. Trascorse la prima infanzia in Russia e in Persia, dove suo padre era membro del corpo diplomatico imperiale russo. Durante la rivoluzione russa, la sua famiglia dovette lasciare la Persia e nel 1923 si stabilì a Parigi, dove egli si laureò in fisica, chimica e biologia all'università di Parigi, e si addottorò in medicina. Nel 1939, prima di partire per il fronte come chirurgo nell'esercito francese, pronunciò segretamente i voti monastici. Nel 1943 ricevette la tonsura e il nome di Anthony. Durante l'occupazione tedesca della Francia lavorò come medico e partecipò alla resistenza francese.
Quando parliamo di riconciliazione, pensiamo a una relazione nuova, del tutto nuova, tra le parti in conflitto, oppure tra una persona profondamente offesa e chi l'ha offesa. Da parte di chi ha offeso, questo significa aver riconosciuto la propria responsabilità, mentre da parte dell'offeso richiede larghezza di cuore, disponibilità ad accettare l'umile confessione della colpa di una persona, così come un dialogo aperto che non cerca il ripristino di ciò che era prima, bensì la creazione di una relazione nuova. Il Signore dice: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose!» (Ap 21,5).
Siamo chiamati a costruire la pace scegliendo una vocazione abbastanza grande da abbracciare l'intera umanità, a costruire il Regno di Dio, il che include l'opera di pace: la pace tra uomo e uomo, la pace in piccoli gruppi, la pace in insiemi sempre più grandi, ma prima di tutto la pace con ciò che Dio ha creato e in cui viviamo. Allora avremo un obiettivo comune, e nella comunione di questo obiettivo renderemo il mondo così come Dio lo ha voluto, e allora ci riconcilieremo anche gli uni con gli altri.
Sono trascorsi 60 anni dall'enciclica di Giovanni XXIII «Pacem in Terris - La pace in terra». L'enciclica è ancora oggi di grande attualità, poiché nel mondo in cui si combattono numerose guerre, come quella in Ucraina, il terrorismo, la comparsa di virus, i problemi legati al cibo e all'acqua, la corsa agli armamenti e la rinnovata minaccia di una guerra nucleare, oltre a varie altre manifestazioni negative della società, è messa in pericolo proprio la pace a tutti i livelli - la pace generale sulla terra. Ci si aspettava che, dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, simbolo della divisione tra Occidente e Oriente, sarebbe giunta una nuova epoca di pace, caratterizzata da una sicurezza generale e priva del pericolo di una guerra nucleare. Ma proprio in questi giorni si dimostra qualcosa di del tutto opposto. La minaccia cresce fino all'imprevedibilità, poiché di nuovo l'arma nucleare e il pericolo reale del suo utilizzo sono tornati a far parte della nostra quotidianità. Carl Gustav Jung lo aveva già ben delineato tempo fa: «Basta che si accumuli il materiale corrispondente (le armi), e infallibilmente il diabolico si rafforzerà nell'uomo, e con esso si metterà in cammino.»
"È quasi impossibile pensare che nell'era atomica la guerra possa essere usata come strumento di giustizia", scrisse Giovanni XXIII, usando l'espressione latina "alienum est a ratione" - pensare alla guerra come soluzione dei conflitti è "irragionevole". Egli sostiene il dialogo tra gli uomini, che differiscono ideologicamente o in altro modo, e la collaborazione in imprese reciprocamente utili «tra tutti gli uomini di buona volontà».
Se prendiamo un solo capello dalla nostra testa e lo sottoponiamo ad analisi, potremo scoprire quasi tutto il resto di ciò che è nel nostro corpo. Si vedrà anche l'intera storia del nostro corpo, e ancora più ampiamente, l'eredità di tempi antichissimi, e persino un futuro che accadrà al nostro corpo. Nel capello è scritto tutto. Nel fuscello c'è tutto. Il maxi-mondo è interamente contenuto nel mini-mondo!
Gesù di Nazareth è solo un fuscello nell'oceano della storia. La sua croce è una tra le innumerevoli croci sulle quali, nell'Impero Romano, venivano crocifissi briganti di ogni genere. Egli è uno dei tanti predicatori che spargevano parole di ogni sorta.
La domanda che tutti noi ci poniamo è come porci di fronte al coronavirus, ai problemi dell'isolamento e alle altre difficoltà che derivano da questa situazione. E, cosa ancora più importante, come parleremo con i nostri cari, in particolare con i bambini, con i colleghi, e infine in pubblico, di questo problema che crea numerose limitazioni, provoca numerosi problemi e timori riguardo al futuro prossimo e lontano.
La prima e più importante cosa è non avere mai paura. La paura ci guasta l'umore, il che ci predispone ad ammalarci più facilmente. Perché il corpo vinca l'infezione, lo spirito deve essere forte.
Albert Camus scrisse il celebre romanzo «La peste». Ciò che è meno noto è che scrisse anche due opere minori, Insegnamento e Discorsi, sul contagio della peste, destinate al personale medico e a tutti coloro che si trovano ad affrontare il problema della peste.
Ardentemente ti cerco. Ha sete di te l'anima mia. Desidera te la mia carne, come terra arida, assetata, senz'acqua. Il tuo amore vale più della vita.
A volte pensiamo così: afferrare denaro, sesso e successo, versarli nel recipiente del proprio cuore e alla fine preparare un cocktail chiamato felicità. Sembra semplice e del tutto possibile. Perché no? È logico, no? Tutto è a portata di mano. Del resto ci provano tutti. Ci sono così tante ricette già pronte. Dovrebbe essere buono e dolce!
“Il vostro ornamento non sia quello esteriore – capelli intrecciati, ornamenti d'oro o sfarzo di vesti. Ma: l'uomo nascosto del cuore, di bellezza incorruttibile, di spirito dolce e pacato. Questo è prezioso davanti a Dio.” 1 Pt 3, 3-4
“L'abito adatto ci rende uomini.”
William C. Breda
“L'uomo lucido e ragionevole si muove nel proprio mondo con un abito decoroso e appropriato.”
G.K. Chesterton
L'aspetto esteriore e l'abbigliamento sono da sempre tratti essenziali della personalità. Oltre alla funzionalità, con l'abbigliamento si esprimeva in qualche modo il carattere della persona. La problematica legata al modo di vestire risale a tempi antichi, dove occorre cercare le cause di determinate regole legate all'abbigliamento, che si sono consolidate fino ai giorni nostri. L'abito è un simbolo ricco di sfumature: rappresenta la dignità, regale, sacerdotale o profetica; la veste che il credente indossa è intessuta di atteggiamenti evangelici: misericordia, bontà, umiltà.
Il suono, in forme diverse, fa parte della nostra vita. Non riguarda solo la musica. È un concetto più ampio, che indica le tante onde invisibili che fluiscono nell'aria e giungono al nostro orecchio. Ciò che entra in noi attraverso l'orecchio ci cambia, ci trasforma, penetra profondamente dentro di noi.
Una delle parole che sentiamo spesso attraverso i media e che ci entra lentamente nelle orecchie e nel cuore è: minaccia. Parola interessante. La sentiamo dagli ambienti militari, quando si parla di sicurezza nazionale e di rafforzamento delle forze di difesa. D'estate sentiamo parlare della minaccia degli incendi, abbiamo sentito parlare della minaccia dei terremoti. Molti sono minacciati di perdere il lavoro, o si trovano già nella minaccia della disoccupazione. Sentiamo la minaccia di un piccolo virus, che a un certo punto ha bloccato metà dell'umanità e ha influito sulle nostre vite… Molti sperimentano le minacce della violenza, dell'ingiustizia, della solitudine…
La minaccia è inevitabile, ma la consolazione è più forte.Il bene è sempre più forte del male.Anche se a prima vista non sembra così.Dove ci «consoliamo»?
Spesso in questi giorni, nonostante la situazione possa cambiare molto rapidamente, sentiamo o leggiamo nei media un'espressione interessante: Nuova normalità. Questo motto dovrebbe esprimere e invitarci a un nuovo modo di vivere nelle circostanze particolari che abbiamo vissuto in questi mesi.
Ovunque ti porti la vita, ricordi sempre volentieri i profumi, le immagini e le persone della tua infanzia. Questi ricordi ti accompagnano per tutta la vita. Sono parte di te, per quanto la tua vita oggi possa apparire diversa e ovunque tu ti trovi, essi restano parte di te. E ancora oggi puoi sentirli così intensamente. Lo conferma anche questa storia.
«Le fiabe sono più che vere: non perché ci dicono che i draghi esistono, ma perché ci dicono che i draghi possono essere sconfitti.» ~ G. K. Chesterton.
Per iniziare questo testo voglio raccontarvi una storia per bambini che mi sembra adatta a ciò che voglio dire.
La storia si intitola: «I draghi non esistono» di Jack Kent.
Željko Mardešić è nato a Milna, sull'isola di Brač, ma ha trascorso l'infanzia nella splendida Komiža, sull'isola di Vis, dove è anche sepolto. È stato uno dei più stimati sociologi della religione, pur essendosi laureato in giurisprudenza e avendo lavorato come giurista. Conosceva bene la teologia ed era entusiasta del Concilio Vaticano II. Scriveva di argomenti interessanti e conversava con persone di ogni tipo. Seguiva tutto ciò che accadeva in Croazia e nel mondo, sul piano sociale e in particolare su quello ecclesiale. Di sé ha scritto alcune pagine nell'Introduzione al libro «Volti e maschere del sacro». Ci racconta di tre umiliazioni che ha vissuto, che in lui hanno provocato una ribellione, e di come sia riuscito a superarle. Si tratta dell'umiliazione della ragione, dell'incoerenza morale personale e dell'umiliazione della bontà. Alla fine ha vissuto anche l'umiliazione della povertà, causata in parte dal peso della Guerra patriottica e in parte dalla sua stessa scelta di una vita discreta e nascosta.
Secondo la percezione di molti, il virus ha assunto le proporzioni di una delle creature della zoologia fantastica di Borges. Borges, infatti, ci presenta un animale chiamato Hide-behind, che agisce in modo simile a un virus. E come possibile risposta a una situazione del genere, in cui si trova attualmente quasi tutta l'umanità, presenteremo la canzone di Paul Simon e Art Garfunkel: “Il ponte sulle acque agitate”.
«Vegliate ogni giorno e ogni ora e siate pronti a compiere in modo perfetto ciò che è gradito a Dio,
sapendo che nell'ora in cui non ci pensiamo il Signore viene»
Basilio di Cesarea.
Possiamo dire che la nostra esistenza si svolge nell'attesa - da un evento all'altro. Aspettando di nascere, aspetto di crescere e maturare, aspetto di morire, infine aspetto il "compimento" della vita, che sta al di sopra di ogni attesa. Il tempo di Natale, preceduto come preparazione dal tempo dell'Avvento, ci offre già un pegno di quella pienezza della vita divina, eterna e beata, che ci è comunicata nello Spirito del Risorto. L'Avvento ci ricorda che siamo tutti realmente in attesa. Per questo motivo, non possiamo permetterci di vivere come al tempo di Noè, nella superficialità come "vizio supremo della nostra epoca", come dice Raimond Panikkar.
Resta per noi di straordinaria importanza il fatto di aver finalmente imparato a guardare i grandi eventi della storia umana dal basso, dalla prospettiva di coloro che soffrono. Si tratta di non porci, in questa prospettiva dal basso, dalla parte degli eternamente insoddisfatti, ma di rispondere ai bisogni della vita in tutte le sue dimensioni.
Dietrich Bonhöffer
Ti si raccomanda di essere umile, per non diventare una persona insensibile: Lui, Dio, si è fatto uomo; tu, uomo, riconosci di essere uomo: tutta la tua umiltà consiste nel riconoscere che sei uomo. Ora, poiché Dio ti insegna l'umiltà, dice: „Non sono venuto a fare la mia volontà, ma quella di colui che mi ha mandato“. I superbi fanno la propria volontà. Gli umili invece compiono la volontà di Dio.
Sant'Agostino
In questi giorni abbiamo rivolto lo sguardo verso il cielo, verso la comunione di tutti i santi, e abbiamo pregato per le anime dei defunti. Tratteniamo ancora un momento lo sguardo verso l'alto, per soffermarci davanti alla figura di uno straordinario santo del rinnovamento della Chiesa dopo il Concilio di Trento - san Carlo Borromeo.
La natura umana, con i suoi bisogni e desideri, ha tre punti deboli, che corrispondono a tre inclinazioni, che possiamo chiamare fenditure o ferite aperte. Esse esistono nell'uomo fin dalle origini.
La prima fenditura indebolisce il desiderio sano e naturale dell'uomo di vivere, di esistere, di creare, di generare. Si chiama avidità. È l'inclinazione pervertita ad accumulare per sé, a possedere per sé, a generare per sé.
La seconda fenditura riguarda il bisogno sano e naturale dell'uomo di essere riconosciuto e amato. L'inclinazione pervertita che vive in noi consiste in questo: invece di superare il bisogno di riconoscimento e di amore, invece di trasformarlo in una relazione autentica e personale verso un'altra persona, lo usiamo solo a nostro vantaggio.
La terza fenditura, a causa della quale siamo fragili, vulnerabili e sensibili alla tentazione, riguarda il sano bisogno umano di creare, organizzare, dominare il tempo e le cose. L'inclinazione pervertita consiste nel voler dominare tutto a proprio vantaggio per mezzo del potere, della ricchezza o della conoscenza.
„Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore“ Sal 90,12
Il tema dei temi in questo periodo è il coronavirus. Ecco, viene menzionato anche in questo testo. È del tutto così? Il virus è davvero il tema principale dei media, delle conversazioni…? Un tema raggiunge, per frequenza di menzione, il tema virale del virus. Questo tema è il tempo. Il tempo!
Si dice che Mozart rivolgesse spesso questa domanda a chi lo esortava a suonare qualcosa: Lieben Sie mich? (Mi ami?). Se riceveva una risposta affermativa, sedeva al pianoforte ed eseguiva i suoi virtuosismi. Non sopportava che qualcuno amasse la sua musica e la sua esecuzione senza amare lui. L’amore lo ispirava. Gli infondeva sicurezza e interezza, una matematica superiore.
È interessante: anche Cristo domandò a Pietro: Mi ami? Voleva che Pietro separasse dalla sua Persona tutto ciò che non era Lui e che amasse personalmente Lui. Solo questo ha pieno senso. Tutto il resto crea confusione. La persona cerca la persona!
Kitty O'Meara è una pensionata che vive con suo marito Philip, ex insegnante. La sua poesia senza titolo, che inizia con il verso "E le persone rimasero a casa", è stata pubblicata e tradotta in numerose lingue ed è stata diffusa attraverso le emittenti radiofoniche in Australia. La poesia è diventata popolare durante lo scoppio del coronavirus – come segno di speranza che da questo stato collettivo di reclusione e paura possa nascere qualcosa di buono.
Ci offre un breve racconto di ciò che possiamo fare in questo tempo difficile e con il tempo che abbiamo a disposizione.
Ancora oggi risuona forte, all'inizio di quest'anno, l'invocazione personale e corale, allo stesso tempo potente, terrena e mistica - Kyrie - il canto con cui Angelo Branduardi, noto cantautore italiano, ha voluto chiudere l'Annus horribilis (l'anno dell'orrore) della pandemia. È un tempo che lo ha profondamente scosso, quasi interrotto, e ha messo a rischio dall'interno il suo album „Il cammino dell'anima“, che, come momento di vita, è diventato una testimonianza illuminante e illuminata, pubblicato alla fine del 2019, ispirato all'opera musicale della mistica tedesca medievale santa Ildegarda di Bingen.
«Sono caduto nel silenzio“, dichiara Branduardi, parlando del tempo della pandemia. „Con la canzone Kyrie sono tornato alla musica. Il cantautore ricorda questa canzone con queste parole: «Per me è un grido, un terribile silenzio di Dio. Così l'ho inteso. Da mesi non suonavo, ora compongo pieno di stupore, come un bambino.”
L'intervista ad Angelo Branduardi è stata realizzata da Massimo Iondini
Già in diverse occasioni sui social network ha circolato un breve filmato, molto toccante e stimolante, su un bambino che a scuola era stato giudicato inadatto all'istruzione, e su una madre che gli offre il proprio sostegno... presto scopriamo che si tratta di uno degli scienziati più importanti della storia contemporaneaThomas Alva Edison. E ci chiediamo cosa sia successo in realtà...
Mi sono ricordato di come mi sentivo quando non avevo nessuno di mio.
Non mi sono mai vantato di aiutare le persone.
Sono convinto che la bontà sia come il grano nel campo, che si moltiplica seminando.
Sono nato sull'isola di Žirje, nel periodo prima della Prima guerra mondiale. Nel 1916 avevo quattro anni. A causa del rigido inverno e della guerra, sull'isola di Žirje si diffuse la carestia. C'era il pericolo che noi bambini cominciassimo a morire per malattie causate dallo sfinimento.