Per amore di te, che mi hai condotto all'amore di Cristo
Pochi giorni fa è stato celebrato il 75° anniversario del lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. In questo articolo presentiamo la storia coniugale e familiare di Paolo Nagai Takashi e Midori Moriyama, la sua conversione e la loro comune testimonianza di fedeltà familiare e coniugale, di amore cristiano e di impegno per la pace.
Nagai Takashi nacque nel 1908 a Matsue, prefettura di Shimane, provincia di Izumo, luogo dove sono nati i miti del Giappone. Qui si trova anche uno dei più importanti santuari scintoisti, Izumo Taisha, per cui fu educato nello scintoismo, ma da giovane divenne ateo e convinto materialista. Takashi giunse a vent'anni a Nagasaki per studiare medicina, trovò una stanza in affitto nella casa della famiglia Moriyama e lì conobbe Midori (1918-1945). Come giovane cristiana, lo introdusse pian piano alla fede cattolica, gli parlò di padre Paolo Miki e dei suoi compagni e del loro destino di martirio. Quando Takashi Nagai fu battezzato il 9 giugno 1934, dovette decidere il suo nuovo nome cristiano. Scelse di chiamarsi Paolo. Era affascinato dalle storie sulla vita di Paolo Miki, uno dei primi gesuiti giapponesi martiri, che non volle calpestare le icone di Gesù e della Vergine Maria, cosa che gli avrebbe salvato la vita. Per amore di Cristo fu crocifisso su una collina vicino a Nagasaki insieme ad altri 25 compagni. Era l'anno 1597. Il primo missionario apparve in quella terra tre secoli dopo, nel 1865. Non poteva credere ai propri occhi: più di tremila cristiani erano sopravvissuti a tutte le persecuzioni.
I genitori della ragazza erano diretti discendenti di Sonzaemon, uno dei capi dei cristiani nascosti (kakure Kirishitan) che dal diciassettesimo secolo avevano conservato la fede cattolica per sette generazioni, isolati dal resto del mondo e dalla Chiesa universale, dopo che tutti i missionari erano stati uccisi o erano fuggiti davanti alla persecuzione. I genitori di Midori erano i cosiddetti chȏgata (custodi del calendario) che ricordavano ai fedeli le date delle festività. I fedeli si riunivano e pregavano in segreto, nel bosco. Poiché non c'erano più sacerdoti, i laici si organizzarono in modo che alcuni battezzassero e altri insegnassero il catechismo.
Quando andò ad abitare nella casa della famiglia Moriyama, Takashi non conosceva ancora questa storia. Studiava duramente, giocava a basket, scriveva poesie e pensava di aver rotto per sempre con la religione. Nel marzo 1930 Nagai ricevette dal padre un telegramma in cui c'era scritto soltanto "Torna a casa". La madre stava morendo: "Nei suoi occhi vedevo me stesso come colui che nega l'esistenza dell'anima, ma in quell'istante sentii istintivamente che l'anima di mia madre esisteva davvero: si stava separando dal suo corpo, ma non avrebbe mai smesso di esistere". Dopo di ciò cominciò a leggere il libro dei Pensieri di Pascal, che lo aiutò molto nella sua crescita spirituale: «il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La fede è un dono di Dio... bisogna pregare per riceverla.»
Mentre prestava servizio sul fronte cinese, ricevette in dono da Midori anche il Catechismo della Chiesa cattolica e conobbe così meglio la fede cattolica. Portava sempre con sé la Bibbia. Lo ispirava in particolare la Lettera ai Romani: «Per causa tua, Signore, siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello». Rm 8,36
Alla vigilia di Natale del 1932 Midori lo invitò alla messa di mezzanotte nella cattedrale di Nagasaki, la chiesa più grande dell'Asia orientale, con due torri gemelle alte 64 metri. Costruita con le offerte di pescatori e agricoltori, era il simbolo della rinascita della comunità cattolica dopo molte traversie. Takashi fu profondamente commosso dai canti e dalle preghiere dei fedeli nella cattedrale. "Sentivo la presenza di Qualcuno che ancora non conoscevo", ricorderà più tardi. La notte seguente Midori si ammalò e per poco non morì. Takashi diagnosticò subito la malattia, un'appendicite acuta, la portò tra le braccia in ospedale, fuori nevicava, fu operata rapidamente e guarì. Le salvò la vita.
Nell'agosto 1934, subito dopo il suo battesimo, ancora molto innamorati, si sposarono, entrambi all'età di 26 anni. Lei intendeva la vita comune come «un privilegio che avrebbero avuto la possibilità di condividere lungo il cammino comune, ovunque esso conducesse, e come un dono per tutto ciò che sarebbe accaduto lungo quel cammino.»
Lei era presidentessa di un'associazione femminile, anche lui entrò a far parte della Società di San Vincenzo e si impegnò a prendersi cura dei poveri. Entrò in contatto con il francescano polacco Massimiliano Kolbe, che aveva aperto un convento a Nagasaki. Diagnosticò a Kolbe la tubercolosi e lo curò fino al suo ritorno in Europa, entrambi ignari del sacrificio che avrebbero affrontato, della morte e del cammino di santità che li attendeva.
Quando scoppiò la guerra, andò in ospedale per assistere i feriti che arrivavano da tutta la regione. Paolo Takashi si specializzò in radiologia, e l'esposizione alle radiazioni dei raggi X ebbe come conseguenza la leucemia, diagnosticatagli nel giugno 1945. La prognosi era severa, gli restava poco tempo prima della morte.
- agosto abbracciò per l'ultima volta sua moglie, prima di andare in ospedale al turno di notte per assistere i malati. Il giorno successivo, il 9 agosto 1945, alle 11:02 del mattino, la bomba atomica esplose a un'altitudine di 500 metri, esattamente davanti alla cattedrale, che sarà completamente distrutta. I morti furono circa 70.000.
Paolo Takashi, gravemente ferito, trova la forza di reagire, aiutando come medico le vittime di quell'inferno. Seguì poi la scoperta più dolorosa. La sua amata moglie Midori era morta. Del suo corpo, sotto le macerie della casa, trova solo pochi resti e la corona del rosario. Nel libro Le campane di Nagasaki (Bells of Nagasaki), Nagai descrive la scena dopo l'esplosione della bomba con queste parole: «Inferno, il solo inferno. Come nel mondo dei morti, non c'era nessuno che potesse udire nemmeno un gemito o un lamento. Eccola (Midori morta), come previsto. Un pezzo nero sopra la cenere! Oh Midori! Erano rimaste solo poche ossa nel punto dove bruciava la cucina, un pezzo di ciotola con il riso... Mi sono avvicinato e ho toccato quelle ossa. Erano ancora calde. Le ho raccolte. Erano molto leggere e si sgretolavano. Attorno a esse era avvolta solo la corona del rosario.»
Le promette che dedicherà agli altri il poco tempo che gli resta di vita sulla terra: "In memoria di te, per amore di te... che mi hai condotto all'amore di Cristo". Gridò: «Signore, sai quanto sono debole. Non so se posso accettare tutto questo. Dio mio, perché così presto? Mia moglie, i miei figli! E tutto il lavoro che resta ancora da finire! Cenere, ovunque solo cenere! Una vita per la cenere! Non posso sopportare una vita così priva di valore. Devo acquisire qualcosa di immortale, aggrapparmi a qualcosa di imperituro. Anche quando il tempo passa, lo spazio scompare e gli esseri viventi muoiono, devo condurre una vita in cui posso lasciare dietro di me qualcosa di immortale, di imperituro. Ora ho capito che ciò che trascende il tempo e lo spazio è eterno, e le parole di Gesù Cristo sono eterne, parole di Dio.»
Secondo le stime raccolte dallo stesso Takashi, su 10.000 cristiani di Urakami, il quartiere cristiano di Nagasaki, ben 8.000 morirono all'istante. Il cardinale Giacomo Biffi, nelle sue memorie pubblicate nel 2007, ipotizza che la città di Nagasaki fosse stata scelta deliberatamente: «Possiamo supporre che le bombe atomiche non siano state sganciate a caso. La domanda è dunque inevitabile: perché quella città del Giappone fu scelta per il secondo eccidio. Oltre ad avere una storia illustre, era il centro del cattolicesimo, che lì era diffuso e radicato?».
Takashi si chiese piuttosto perché fosse sopravvissuto lui e non sua moglie, trovando questa risposta: "Non ci volevano ancora insieme in Cielo: non abbiamo superato l'esame di ammissione." Riteneva che «Urakami fosse stato scelto da Dio come agnello sacrificale per porre fine alla guerra, una sorta di disegno più profondo della provvidenza divina», come dichiarò nel suo discorso, quale rappresentante della parrocchia di Urakami al funerale delle vittime: «Voi tutti, gli 8.000, poiché vi siete confessati e avete ricevuto il perdono per la festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria (Fukure manjȗ), siete stati assunti sulle nubi in cielo, davanti ai piedi del Signore».
Ebbero quattro figli. La figlia maggiore, Maria Ikuko, morì dopo un anno. La terza, Sasano, morì anch'essa in tenera età. La madre fu sepolta tra le due bambine. Due dei suoi figli, Makoto e Kayano, scamparono al bombardamento atomico perché si trovavano in campagna presso i parenti. Il suo profondo dolore per il fatto di aver perso la moglie, e forse presto anche il padre, divenne la forza motrice della sua feconda attività di scrittore. "Devo rimandare il più possibile il momento in cui i figli resteranno orfani, fosse anche solo per un giorno o un'ora. Anche se si tratta solo di un minuto o di un secondo, voglio rendere il più breve possibile il tempo della loro solitudine." Voleva restare con i suoi figli il più a lungo possibile: "Facevo finta di dormire e Kayano si rilassava e appoggiava la sua guancia alla mia. Sentivo la guancia scaldarsi lentamente. Poi, come se assaporasse un piccolo tesoro che non voleva far sapere a nessun altro, sussurrava: "Papà." In realtà non mi stava chiamando. Era solo un pensiero appena percettibile che riecheggiava dal profondo del suo cuore. L'amore che do a mia figlia Kayano come padre è unico e molto speciale ed esiste solo tra Kayano e me. Questo amore unico e assoluto non è generico né universale. Non potete sostituire quell'amore con un altro amore. A nessuno è permesso comportarsi come un padre o una madre davanti ai miei figli! Quando sarò morto, resterà nel loro cuore il ricordo dei genitori. Makoto e Kayano! Non siate codardi! Diventate forti, giusti e gioiosi come orfani!“
Trascorse gli ultimi anni a letto, pregando, scrivendo e ricevendo visitatori, che furono moltissimi. Ma una delle visite più inaspettate fu quella di Helen Keller, la celebre scrittrice sordocieca che dedicò la sua vita al lavoro per i poveri e per la pace nel mondo. Sebbene l'incontro sia durato solo una quindicina di minuti, quella visita dell'8 ottobre 1948 lo scosse profondamente: "Mi ha preso per mano! Per un attimo ho provato un forte sentimento d'amore, come se una corrente elettrica attraversasse tutto il mio corpo."
L'imperatore Hirohito e l'inviato di papa Pio XII, il cardinale Norman Thomas Gilroy, vennero a fargli visita. Grazie a una donazione, piantò mille ciliegi per trasformare quella terra devastata in una "collina in fiore".
"Conforto, coraggio. Le campane di Nagasaki" è una canzone con testo di Satō Hachirō e musica di Koseki Yūji, interpretata da Fujiyama Aiichirō, che nel 1949 fu un bestseller in Giappone, poco dopo la Seconda guerra mondiale. È ispirata al libro di Nagai Takashi Nagasaki no kane (Le campane di Nagasaki), testimonianza di prim'ordine sulla terribile tragedia causata dalla bomba atomica, e allo stesso tempo espressione di amore e di desiderio di pace, valori che egli visse e professò come cristiano. È il primo libro scritto da una vittima della bomba atomica.
ASCOLTA LA CANZONE
The Bells of Nagasaki (Nagasaki no kane)
The pain thinks sadly
On the blue and perfectly clear sky
On the world of the men and the tides
Wild roses live and die
For consolation and encouragement
The Bells of Nagasaki ring
My wife was summoned to heaven
She left and parted alone
On the chains of the rosary left in my body
My tears shine white
For consolation and encouragement
The Bells of Nagasaki ring
Revealing the sins of the heart
The moon of the late night went bright
On the posts of my poor house
The Virgin Mary shines white and sublime
For consolation and encouragement
The Bells of Nagasaki ring
La melodia e il testo della canzone Le campane di Nagasaki sono incisi sul muro del pendio che conduce alla casa Nyoko-dō. Sul pendio, accanto alla Statua della pace, simbolo di Nagasaki, si trova una piccola casa di legno di 10 metri quadrati. Nagai vi visse, malato di leucemia, e lì scrisse 17 libri in 4 anni e mezzo. Nagai chiamò la casa Nyoko-dō ("Ama il prossimo tuo come te stesso"), ispirato dall'amore cristiano.
Vive ancora oggi sua nipote Nagai Tokusaburō, che dirige il Museo commemorativo Nagai Takashi, visitato ogni anno da circa 150.000 persone.
Paolo Takashi morì il 1° maggio 1951, lasciando il figlio Makoto (16 anni) e la figlia Kayano (9 anni), desiderando che sul suo corpo venissero scientificamente studiate le conseguenze delle radiazioni. Al funerale parteciparono 20.000 persone. L'intera città di Nagasaki gli rese omaggio con un minuto di silenzio, mentre suonavano tutte le campane delle chiese. Alcuni anni prima, davanti a molti che già lo consideravano un santo, aveva detto: «Vorrei che comprendeste il mio desiderio di pace, di una pace duratura che nasce dall'amore per il prossimo, e che lo applicaste nella vostra vita. Non siamo mai stati così determinati a non scatenare più guerre. E ciò avviene esclusivamente a causa dell'esplosione delle due bombe atomiche. Ora che abbiamo dichiarato di rinunciare alla guerra attraverso la Costituzione, dobbiamo eliminare completamente la guerra dal fondo del cuore degli uomini. La luna che illumina il cielo notturno non è che una fredda massa di materia che riflette la luce del sole. Il sole è Gesù, e io rifletto solo un poco della sua luce. Senza Dio sarei solo un servo inutile.»
Recentemente è stato pubblicato un film su di lui, Tutto ciò che resta, di cui presentiamo un breve estratto.
GUARDA UN BREVE ESTRATTO DAL FILM «TUTTO CIÒ CHE RESTA»
Riassunse il suo consiglio ai visitatori con le parole: "Inotte kudasai.“ (Pregate, soltanto pregate).
- Mladen Klanac
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