Amatevi come compagni di viaggio
Alessandro Manzoni
I promessi sposi
Che storia d'amore! L'amore come virtù lotta contro la follia e la corruzione, il tradimento e l'ipocrisia, la viltà e la brutalità malvagia, la ribellione e la malattia - e vince.
La Lombardia è il luogo su cui si sono abbattute tutte le sciagure e le perversità incarnate dai quattro cavalieri del libro dell'Apocalisse: guerra, fame, peste, morte. Tutti e quattro attraversano la Lombardia devastando la terra.
La peste, portata come paziente zero da un soldato italiano al servizio della Spagna nemica, colpisce davvero tutti i personaggi principali, e la maggior parte di essi finirà per questo in quarantena. Tutti comprenderanno la peste come qualcosa di più di una malattia, poiché la malattia della peste cambia radicalmente o ridefinisce ciò che avevano immaginato come il proprio destino. La comprendono come una forza superiore, come un flagello che ha ripulito la terra dagli uomini malvagi, incarnati dai «bravi». Colpiva tutti e ciascuno - «nessuno aveva più fiducia nell'amico, nel vicino, nel parente». Il suo veleno nascosto si annidava nei rapporti e nei luoghi più intimi, tutti erano sospetti, nessuno era sicuro, ogni incontro e ogni contatto potevano significare la morte.
In mezzo a queste vicende, due giovani, Renzo e Lucia, desiderano sposarsi. Ostacolo al loro matrimonio è don Rodrigo, che minaccia di morte il curato don Abbondio se li sposa. Don Abbondio cede vilmente alle minacce di don Rodrigo, il quale a sua volta commette ogni sorta di ingiustizia e la cui malvagità non conosce confini. Egli sembra quasi non avere un aspetto fisico proprio, lo incarna il suo castello isolato, dove vive appartato da tutti, solo con le proprie paure profonde. Don Abbondio mostra raramente ciò che il suo nome suggerisce - «abbondanza di grazia divina e di doni morali e spirituali» necessari al suo ministero, vive nel timore costante per la propria vita e per la paura non riesce a dedicarsi né a Dio né al prossimo: «Povero me! Che gente! Che cuori!! Non c'è amore, ognuno pensa solo a sé, e a me nessuno pensa.» Dopo queste parole seppellisce in giardino il denaro che gli è rimasto.
I due giovani fidanzati fuggono - Renzo a Milano e Lucia nel convento di Monza. Rodrigo persiste nella ricerca di Lucia e ne organizza il rapimento dal convento, aiutato dall'Innominato - «il Senza Nome», senza nome perché incarna il puro male. Dopo la conversione, sarà grande nel fare il bene come lo era stato nel male, diventando «strumento di salvezza» per gli altri. Nella sua mente risuonano le parole di Lucia: «Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia», e la sua conversione avviene simbolicamente all'alba, con il sorgere del sole, un pianto liberatorio di pentimento e l'arrivo del cardinale, che lo accoglie come un figlio ritrovato.
Lucia è aiutata dal cappuccino Fra Cristoforo, il cui nome significa «colui che porta Cristo» - attraverso un fiume in piena pieno di pericoli mortali. Generosamente, come Cristo, serve gli altri opponendosi a ogni forma di ingiustizia e dando la propria vita per gli altri. In Lucia riconosce la bontà e la purezza d'animo, in Renzo la sincerità e l'altruismo. Annuncia a Lucia che è Dio stesso a essere venuto in sua protezione: «Dio vi ha visitata».
Lucia Mondella, il cui nome significa «luce del mondo», è colei che incarna la bontà e l'innocenza, che hanno la forza di vincere coloro che sono stati afferrati dal grande male (l'Innominato), che rischiarano le tenebre del mondo. È lei colei per mezzo della quale accadono veri miracoli - (la giovine del miracolo), seguendo sempre la via del bene senza sapere cosa la attenda.
Renzo Tramaglino, il cui nome significa «colui che riceve la corona del vincitore», che dalle innumerevoli trappole in cui viene catturato (tramaglio è un tipo di rete da pesca) trova sempre una via d'uscita. Ciò che Lucia possedeva come dono, Renzo ha dovuto conquistarlo attraverso diverse prove e opere di misericordia, e tutto culmina nell'atto di perdono verso Rodrigo.
Renzo e Lucia si ammalano di peste, lui a Bergamo (che allora era sotto Venezia) e lei a Milano, devastata dalla peste e da altre sciagure (che allora era sotto il dominio spagnolo), ma entrambi sopravvivranno. Fra Cristoforo, anch'egli colpito dalla peste, prima di morire chiede a Renzo di rinunciare alla propria pretesa di giustizia e di perdonare Rodrigo, che aveva loro arrecato tanta sofferenza e male. Perché solo nell'atto del perdono, e non nella punizione, sta la soluzione (il risolvimento) che gli restituirà Lucia.
«Vedi!» - disse Cristoforo con voce sommessa e profonda a Renzo - «Questo può essere castigo, può essere grazia. Il sentimento che provi ora verso quest'uomo che ti ha offeso, sì, lo stesso sentimento lo prova Dio quando tu lo offendi, e un giorno ti troverai in questa stessa situazione davanti a lui. Benedicilo (Rodrigo) e sarai benedetto. Forse la salvezza di quest'uomo e la tua salvezza dipendono da te, dal tuo sentimento di perdono, di compassione... di amore!»
Cristoforo affida il suo nemico alla giustizia di Dio: «Verrà un giorno» in cui dovrà renderne conto a Dio. Don Rodrigo muore nel lazzaretto di Milano tra le sofferenze, solo e abbandonato, nonostante Renzo e Lucia lo abbiano perdonato. Don Abbondio, invece, riesce a sopravvivere alla peste. Riflettendo sull'effetto della peste, che ha liberato la Lombardia da don Rodrigo e dai suoi seguaci, osserva: «Ah! ... Se la peste facesse sempre e dovunque di queste cose, sarebbe un peccato dirne tutto il male che se ne dice. Si potrebbe dire che è necessaria a ogni generazione», alludendo alla morte di Rodrigo. Alla fine, sotto la pressione del cardinale Borromeo (protettore dei poveri e degli umili), partecipa prima al salvataggio di Lucia e poi al matrimonio dei due giovani.
Prima di morire, fra Cristoforo consiglia Renzo, lasciandogli una sorta di testamento: «Va' con buona intenzione. Dio benedirà certamente la tua costanza nel cercarla e il tuo amore per lei, la tua fedeltà nel desiderio e nella ricerca di colei che Dio ti ha dato, il quale è più severo dell'uomo, ma nel suo perdono non guarderà a ciò che c'è di imperfetto nel modo in cui la cerchi. Ricorda che siamo responsabili delle nostre azioni, non davanti agli uomini, ma senza alcun dubbio davanti a Dio.»
«Ricorda, figlio, se la Chiesa ti dà questa compagna, non lo fa per darti una consolazione temporale e terrena che, per quanto grande, dovrebbe finire in un grande dolore al momento della separazione. Lo fa per mettervi entrambi sulla via di una consolazione che non finisce mai. Amatevi come compagni di viaggio, con il pensiero che un giorno dovrete lasciarvi, ma con la speranza di ritrovarvi di nuovo per sempre insieme.» Se Dio vi dona dei figli, abbiate cura di educarli, di infondere in loro l'amore per Lui e per tutti gli uomini. E così li guiderete bene in tutto il resto. Vivranno in un mondo triste e in tempi tristi, tra persone superbe e provocatori. Di' loro soltanto di perdonare sempre, sempre! Tutto, tutto!»
Finalmente Renzo ritrova Lucia nel lazzaretto. Presto si sposeranno e inizieranno una nuova vita familiare.
- Mladen Klanac
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