Abbi fiducia in me come io l'ho in te
Ci stupisce un poco che la Zadar cristiana non abbia santi autoctoni, che i santi che veneriamo nella nostra città, come sant'Anastasia, san Crisogono e il vecchio Simeone, siano stati portati da fuori. L'unico riconosciuto dalla Chiesa come beato è Giacomo da Zadar, e anch'egli si distinse e morì in Italia, a Bitetto, presso Bari. Dobbiamo dunque ammettere che siamo, in un certo senso, poveri per quanto riguarda i santi proclamati dalla Chiesa. Ma quando saremo nell'eternità, vedremo che nella lunga storia cristiana di Zadar è vissuta una moltitudine di persone sante che possono esserci modello e intercessori. Una di queste è Angelica Salghetti-Drioli, nata Isola, santa donna e madre, e suo marito Francesco.
Il suo ritratto è dipinto nel coro, dietro l'altare maggiore, della chiesa di San Francesco a Zadar, opera monumentale di suo marito Francesco Salghetti-Drioli, pittore accademico e proprietario della fabbrica di liquori, antesignana dell'odierna «Maraska». I Salghetti giunsero a Zadar nel XVIII secolo, mentre Angelica era nata a Novi, presso Genova.
Morì di parto il 20 settembre 1853 e fu sepolta a Preko, sull'isola di Ugljan. Francesco conobbe la sua futura moglie tramite il padre di lei, Andrea Isola, che si dedicava anch'egli alla pittura. Qui non entreremo nei dettagli della sua vita, ma ci limiteremo a delineare brevemente la sua figura, profondamente intrisa di spirito cristiano. Ci serviranno a questo scopo le lettere che si scambiò con il suo futuro marito durante il tempo del loro fidanzamento. Queste lettere sono state fortunatamente conservate e pubblicate a stampa. Eccone alcuni brani.
Angelica fidanzata
Come segno di attenzione, il giovane Francesco le mandò in dono un libro, sebbene non si fossero ancora nemmeno visti, cosa che lei interpretò nel migliore dei modi. «Ma quando ti vidi per la prima volta, i tuoi gesti, la tua persona, la serietà che si leggeva sul tuo volto, mi lasciarono una profonda impressione e cambiai il mio giudizio» – scriverà più tardi in una lettera. Fu amore a prima vista, che non si sarebbe spento fino alla fine della loro vita. Come ogni ragazza, era curiosa di sapere quale impressione avesse lasciato sul suo giovane quando lui la vide per la prima volta. «Dimmi, sei contento, ti sei pentito di essere venuto a Genova, mi hai trovata meno degna di quanto pensassi? ... Se hai scoperto in me un sentimento che non ti piace, dimmelo liberamente... Quando si avvicinava il giorno della nostra separazione, ho sentito quanto ti amo.» Tra i giovani fidanzati si sviluppò una fitta corrispondenza con cui si rivelavano il proprio animo e approfondivano l'amore.
Angelica aveva sei fratelli maschi, di cui uno aveva solo otto mesi, mentre lei era la maggiore e l'unica ragazza. Nacque il 30 ottobre 1817 a Novi, presso Genova. Suo padre prestò servizio nell'esercito di Napoleone, e un suo fratello, Ulisse, diventerà più tardi ammiraglio della marina sarda. In una lettera del 1841 al suo Francesco menziona i consigli che le aveva dato la madre prima di morire. Le si erano incisi profondamente nel cuore, tanto che li riporta al suo fidanzato. Da essi si vede che la famiglia era profondamente religiosa. La madre le raccomanda il cugino Adriano e la prega di avere pazienza con il padre, quando questi non sia proprio premuroso verso di lei. «Mia cara Angelica, sono così addolorata di lasciarti così giovane, ma sottomettiamoci ai disegni di Dio... Non dimenticare mai i tuoi doveri verso Dio, verso il prossimo e verso te stessa. Non permettere che le parole false e vane di cui gli uomini ti ricoprono cancellino dal tuo cuore i sentimenti religiosi, così che nella sventura, nella debolezza e nell'ora della morte troverai grande conforto. Non ribellarti mai contro il Cielo. Sappi che, anche quando per noi mortali i disegni più alti di Dio sono incomprensibili, sono sempre fondati sulla Giustizia e sulla Misericordia. Mia cara Angelica, devo parlarti anche di ciò che per molto tempo non avevi bisogno di sapere. Se un giorno ti troverai nella condizione di dover scegliere un fidanzato, sii abbastanza scrupolosa. Una donna assennata e ben educata deve evitare le trappole che vengono tese a una giovane a causa della sua inesperienza, e disprezzare il linguaggio dell'adulazione.»
Quando sua madre morì poco dopo, mentre lei si preparava per il matrimonio, suo padre intraprese un passo per noi incomprensibile: la mandò per qualche tempo in un convento a Genova, non certo perché diventasse monaca, ma perché riflettesse bene sul proprio futuro e imparasse le faccende domestiche femminili, cosa che a quel tempo non era rara. Del suo soggiorno in convento scrive al fidanzato: «Puoi per un istante penetrare in questo nido santo, per vedere con i tuoi occhi ciò che non avrei mai potuto credere se qualcuno me lo avesse raccontato. Qui si gode una vera pace dell'anima e del corpo. Mi sembra di essermi trasferita in quella grande famiglia dei patriarchi delle Sacre Scritture, in cui non si conosceva il male, ma si sapeva solo del bene. Tutte le sorelle gioiscono di quella gioia angelica, si amano tutte come care sorelle. Praticano tutte le virtù, e ti assicuro che il tempo che ho trascorso in questo nido di pace tornerà utile per il nostro futuro. Occupata in varie faccende e nella preghiera, mi meraviglio solo di come mi passino in fretta le ore e i giorni.»
Nella corrispondenza dei giovani fidanzati si rivela una maturità e una sincerità che non incontriamo nella gioventù di oggi. «Caro mio Checco» – come lo chiamava affettuosamente – abbi fiducia in me come io l'ho in te. Solo per te vive la tua Angelica». Una zia scrisse di lei a suo padre: «Non ho mai dubitato che Dio l'avrebbe resa felice con un buon marito, perché non conosco ragazza che lo meriti di più...».
«Mi dispiace, dirà modestamente al suo Francesco, che mia zia abbia un'opinione così alta di me. Vorrei di cuore avere anche solo la minima delle sue virtù per renderti il più felice possibile... Dubiti di me e chiedi se davvero ti amo? Il tuo amore e il fatto che soffri per me valgono 1000 volte più di quanto io possa fare per te... Se hai dei problemi, scaricali sulle mie spalle. Io sono abbastanza più forte di te e sono abituata a soffrire di più. Fin da piccola sono abituata al dolore e alle avversità.»
Quando Francesco le scriveva delle varie difficoltà, lei gli rispondeva con queste parole: «Pensa che tutto questo Dio lo ha permesso per la nostra maggiore felicità. Spero che nelle difficoltà più gravi della vita troverai in me tutto il sostegno e il conforto che un mortale può offrire... Confida in Dio... Affida tutto a Dio e troverai grande conforto. Nella misura in cui Dio ci manda le croci, a chi confida in Lui dà anche la forza di portarle degnamente...Beati gli umiliati, perché saranno innalzati agli occhi di Dio.»
L'illustre Tommaseo, amico dei Salghetti, conobbe di prima mano e dalle lettere dei giovani fidanzati il grande e devoto cuore di Angelica. Egli scrive: «Chiama la Madonna Madre comune e amorevole che ci ama immensamente». E lei stessa scriverà al suo amato: »Ti assicuro che io ho in Lei piena fiducia, e se non fosse così sarei infelice... Ella ci protegge visibilmente, questo te lo dico in tutta verità e ne ho la conferma».
La giovane Angelica non temeva le difficoltà della vita e accettava tutto dalle mani di Dio. «Nel mondo non ci mancano le pene, ma io sono pronta per ogni avversità». Quando si ammalò un poco, scrive: «Mi fa bene essere un po' malata. È per me un'occasione per pensare al passato e al presente, e inoltre in questo modo mi rafforzo spiritualmente»... «Il marinaio si riconosce solo nella tempesta. Tutti sanno navigare quando il mare è calmo e il vento soffia in poppa; al contrario, nelle tempeste, quelli che affidano il timone a Colui che tutto governa e vanno secondo la Sua volontà, arrivano in porto, e sono pochi».
Il giovane pittore Francesco si innamorò davvero della sua fidanzata e le scrive: «Mia cara Angelica, ogni giorno mi convinco sempre di più che tu sai davvero amare... Vedo che Dio è stato fin troppo buono con me, dandomi quella donna che ho sempre desiderato... Ho chiesto a Dio di dartela e mi ha esaudito... Confido in Dio, dal quale ho ricevuto immeritatamente tanto beneficio, e meritato non poco dolore, e spero che presto sarà benedetta la nostra unione.»
Ma all'orizzonte del loro amore si addensarono alcune nubi. La madre di Francesco non era felice di questo legame del figlio, perché per lui aveva un piano diverso: prima che diventasse un uomo d'affari, e ora desiderava che diventasse sacerdote, così da avere accanto a lui una vecchiaia assicurata. Angelica lo venne a sapere e perciò il 19 settembre 1841 scrisse due lettere, una alla madre di Francesco e l'altra al suo fidanzato. «Cara mamma, già da otto anni mi accompagnano ogni sorta di sventure, prima ho perso la mia buona e cara madre, e per questo il mio cuore aveva bisogno di affetto, desideravo ardentemente trovarlo in voi. Siate certa, mia cara mamma, che vi amo e vi rispetto e che darei la vita per la vostra felicità, come per la felicità del mio caro Checco, vostro amato figlio. Eccone la prova... Ascoltate, mia cara madre, ciò che vi dirò: 'Se pensate che io sia un ostacolo alla felicità di vostro figlio, io saprò sacrificarmi, anzi, perché voi siate tranquilla, indosserò l'abito religioso, affinché voi siate sicura del vostro futuro, e se sopravvivo a tutto questo, dedicherò il resto della mia vita alla preghiera per la vostra felicità e la felicità del vostro caro figlio, che amo e amerò sempre nella ferma speranza di ritrovarmi con lui come sorella con fratello in quella Patria, dove nessun interesse potrà separarci».
Al suo Francesco scrive: «Se io sono di ostacolo alla tua felicità, ecco l'occasione per manifestarti i miei sentimenti. Se la tua felicità richiede il sacrificio di me stessa, a questo sono pienamente disposta... Che il Cielo ti dia una compagna migliore. E quanto a me, se Dio mi concede ancora di vivere, il mio desiderio sarebbe di indossare, come penitenza per i miei peccati, l'abito religioso, affinché tua madre sia tranquilla. Questo è ancora poco rispetto a ciò che tu hai fatto per me e, se posso fare ancora qualcosa di più, dimmelo... Ti consiglio di non agitarti, perché così facendo nuoci a te stesso. Gesù portò sulle proprie spalle la sua croce e cadde tre volte. Il Cireneo lo aiutò a portarla. Anche noi dobbiamo portare la nostra croce, ed è segno che Dio ci ama, e non sarà il Cireneo ad aiutarci a portarla, ma Gesù Cristo stesso.»
Angelica e Francesco - sposi cristiani
Il padre di Angelica, Andrea, rimandava il loro matrimonio a causa delle ristrettezze in cui vivevano. Alla fine fu fissata la data del 7 novembre 1841 a Genova.
Il giovane e benestante Francesco Salghetti-Drioli, sapendo della povertà della famiglia Isola, volle donare alla sua fidanzata un abito da sposa sontuoso, al che lei si oppose: «Ti sono infinitamente grata per il dono che hai voluto farmi, ma spero di esserti ugualmente cara, se sarò vestita semplicemente... L'unica gioia che desidero sei tu, che hai tanto sofferto e soffri per me. L'unica cosa che ti chiedo e ti esigo, se mi ami, è che per me tu non faccia alcuna spesa... Mio padre mi darà il necessario e io sarò contenta.»
E per farsi un'idea di quanto fosse modesta e povera, basti anche questo dettaglio. Vicino a casa sua viveva un'anziana, sola e malata. Angelica si prendeva cura di lei per quanto poteva, perché gliel'aveva raccomandata sua madre. La lavava, la cambiava e le portava da mangiare. E proprio poco prima di lasciare Genova, l'anziana era in punto di morte, e Angelica volle prepararla per i sacramenti del viatico. L'anziana non aveva più una camicia decorosa in cui accogliere il sacerdote, e Angelica le diede la propria, delle sole due che possedeva; incredibile a dirsi.
Finalmente i giovani sposi contrassero il matrimonio cristiano nella cappella di San Filippo, presso i padri filippini, sigillando così il loro amore. «Sebbene in quella stagione autunnale sia di solito cupo e nuvoloso, sulle coste e sulle colline di Genova splendeva il sole come a maggio...e la natura stessa gioiva con loro» (Tommaseo). Proprio così si sentivano i giovani fidanzati.
Finalmente Francesco e Angelica, colmi di soddisfazione interiore, partirono da Genova passando per Trieste e arrivarono via mare a Zadar. Francesco era uno stimato cittadino di Zadar e continuò a frequentare le persone ragguardevoli della città e della regione. Dovette assumersi, anche controvoglia, la cura della fabbrica e della propria famiglia, che avrebbe cominciato a poco a poco ad ingrandirsi. Occupato dai propri affari, poté dedicarsi sempre meno alla pittura.
Il premuroso padre di Angelica presto le scriverà una lettera dalla quale si vede che anche lui era un vero cristiano, e le dice: «Sii sempre costante in quei principi che Dio ha posto nel tuo cuore, come in una terra che deve essere feconda per le nuove generazioni. Non permettere che ti scoraggi qualsiasi difficoltà della vita. Abbi sempre in mente Dio, tuo marito e la tua casa, e sii certa che nell'eternità sarai benedetta». Angelica era una donna tranquilla e discreta, e raramente, e malvolentieri, quando il marito gliene faceva richiesta, andava a feste o nell'alta società a cui pure la famiglia apparteneva. « Non si lasciò mai sedurre dalla moda né dal desiderio di andare al ballo, a ricevimenti o a teatro» (Tommaseo)
Suo padre viene a sapere che in casa Salghetti si attende pian piano un nuovo arrivo. Finalmente nacque una bambina che fu battezzata Luigina. Ma la bambina era gracile, e si temeva per la sua vita. Il vecchio Andrea scrive e conforta sua figlia Angelica: «Siate sempre costanti nel sottomettervi alla volontà di Dio, anche se vi manda delle bambine... Forse vuole risparmiarvi qualche amaro dispiacere... Non dovete rattristarvi se Dio vorrà privarvi della tenera Luigina...Cara Angelica, se Dio vuole prendere con sé un frutto della tua maternità, a lui affiderà il compito di vegliare (come un angelo) sul resto della tua famiglia. Tu sai quali mosse della Divina Provvidenza guidarono la mia famiglia per salvarla in tante difficoltà. Non lo devo forse alle anime che in cielo mi appartengono?..Se dunque deve venire qualche sventura, per quanto triste possa essere, sii forte, e non una donna debole. »
Luigina morì dopo qualche mese. È lei, sul dipinto, la bambina più piccola che, insieme alle altre due sorelline, va incontro alla sua mamma condotta in cielo da un angelo. Francesco comunica al suocero la triste notizia, e questi conforta la figlia Angelica: «Sono molto triste, perché so quanto ciò pesi a un padre e a una madre. Ma se i piaceri e le pene passeggere di questa terra si confrontano con i beni di Dio, con la santa fede e con ciò che ci assicura la vita eterna, ah, Angelica mia, esulta di gioia e ringrazia Dio di cuore per essere stata degna di accettare questo sacrificio... Chi sa se, quando in cielo apparirà quel beato angelo, per te, per noi non otterrà innumerevoli grazie. Perciò ti prego e ti consiglio, ti ordino, di gioire insieme a me nel cuore per il grande tesoro che ora possiedi in cielo.» Il padre, dalla lettera di Francesco, vede che anche lui «da buon pensatore cristiano accetta la volontà di Dio riguardo alla beata Luigina». Angelica accettò con coraggio e spirito cristiano questo, come i successivi sacrifici simili, senza mai ribellarsi contro Dio.
«Amava Dio sopra ogni cosa, credeva fermamente in Lui e in Lui riponeva grande fiducia. Attribuiva tanta importanza alla preghiera che chiese al marito di costruirle una cappella domestica, dove, lontano da tutti, potesse effondere le proprie preghiere e abbandonarsi pienamente a Dio, per implorare le grazie necessarie per sé e per la famiglia» (N.Tommaseo). Lì trovava la vera forza di cui aveva bisogno per essere aperta alla vita e poter generare e crescere numerosi figli. Lo conferma anche il fatto che in dodici anni di matrimonio partorì nove figli. E che avesse già dovuto versare tante lacrime lo dice il fatto che, dopo Luigina, perse altre due bambine già grandicelle. Con la quarta, morta di parto, se ne andrà lei stessa in cielo. Lasciò dietro di sé cinque figli vivi, due maschi e tre femmine. Angelica non viveva tra le nuvole, aveva sperimentato la fragilità della vita e sapeva che la vita umana è un viaggio verso l'eternità. Aveva sperimentato la sofferenza in parti difficili, aveva guardato la morte in faccia e per questo si stava già abituando alla sua realtà.
Verso il Calvario
Riteneva, irrealisticamente, che per i suoi figli il padre fosse più importante di lei stessa, e «desiderava ardentemente morire prima di suo marito». «Ascolta, mio Checco, se è vero che ti sono cara, non dire mai che io debba sopravviverti, perché ciò non può essere. Ogni giorno chiedo a Dio, con tanto ardore, questa grazia, e non dubito che me la concederà: che a te dia molti anni e che io possa morire prima di te». Pensava alla sicurezza materiale della famiglia, e non al bisogno dei figli di essere scaldati dall'amore materno e formati dalla sua bontà. E sebbene fosse di sei anni più giovane del marito, Dio la esaudì davvero.
Alcune figlie erano già così cresciute da poter assumere, in caso della sua morte, il ruolo di madre e di padrona di casa. Presto ciò, per quanto inatteso, sarebbe accaduto. Portava in grembo il nono figlio ed era giunto il momento del parto. Non sappiamo se ciò avvenne nella sua casa o in ospedale; in ogni caso, durante il parto sopraggiunsero delle complicazioni, cosicché, dando alla luce l'ultima figlia, perse la propria vita e quella della bambina. Angelica, insieme alla sua piccina, andò incontro al suo Signore, che tanto aveva amato. Semplicemente, era giunta a maturazione per l'eternità. Qui si è compiuta la parola di Dio dal Libro della Sapienza: «Il giusto, anche se muore prematuramente, sarà nel riposo. Poiché la lunghezza della vita non si misura con il numero degli anni, ma con la prudenza e la virtù della vita... Divenuto gradito a Dio, egli lo amò... e lo prese con sé... Giunto in poco tempo alla perfezione, ha vissuto per lunghi anni; e poiché la sua anima era cara a Dio, egli l'ha presto liberata.» (Sap 4, 7-14)
Possiamo immaginare in quale tristezza si trovò suo marito, che non aveva alcuna disposizione né per le faccende domestiche né per l'educazione dei figli. In un documento esprimerà i suoi sentimenti di dolore: «Con te, della cui compagnia sono stato indegno, ho perso l'angelo visibile della mia vita. Senza di te, tutto ciò che mi circonda è muto per il mio cuore, abituato all'armonia che Dio, con pura bellezza, aveva infuso nella tua persona, ispirando nel tuo cuore un'ineffabile dolcezza e il dono di soffrire e amare da cristiana. Per me e per i nostri figli sei stata l'immagine vivente della più grande bontà. Tutta rivolta ai tuoi cari, sei stata per me conforto nella tristezza, calma nella mia impetuosità, sempre saggia consigliera. Trovavi la tua felicità nella cura che dimostravi verso di me, i figli e i bisognosi, gioiosa nel silenzio della tua casa, nella dignità dello spirito, non nei vani divertimenti del mondo.»
La morte di questa santa donna del noto artista sorprese molti loro amici e personaggi illustri, e da ogni parte giunsero espressioni di cordoglio, per iscritto, a voce e in versi. Poiché i Salghetti avevano a Preko, sull'isola di Ugljan, una casa di campagna con terreno dove la famiglia, specialmente d'estate, trascorreva i giorni di riposo e di svago, il signor Francesco decise che Angelica fosse sepolta anche nel cimitero di quel luogo, non lontano dalla loro casa. Sulla riva di Zadar vi fu un grandioso accompagnamento della salma fino alla nave, e una moltitudine di popolo di Dio la scortò fino alla sua dimora terrena. Il corteo, tra la folla del popolo, fu guidato dal loro amico di famiglia, professore alla facoltà teologica di Zadar, mons. Marko Kalogjera (1018–1888), in seguito vescovo di Split (1866-1888). Sulla sua tomba si trova questa iscrizione in lingua italiana:
QUI RIPOSANO LE SPOGLIE DELLA BELLA E PUDICA
A N G E L I C A I S O L A
NATA A NOVI (presso Genova) 1817.
SPOSATA A FRANCESCO SALGHETTI – DRIOLI
CHE POI LA EBBE PER 12 ANNI E
RALLEGRATO DAI FIGLI * SORRETTO DAI SUOI
CONSIGLI * EDIFICATO DALLE SUE VIRTÙ
E BEATO NELL'AMORE.
LASCIÒ IMPROVVISAMENTE QUESTA TERRA IL 22 SETTEMBRE 1853.
PIANTA DA TUTTI * ANIMA VERAMENTE ANGELICA
CONTINUA DALL'ALTO A GUIDARE IL TUO SVENTURATO SPOSO
CHE SOLO ALLORA SI CONSOLERÀ QUANDO IL TUO CORPO USCITO DA QUESTA BARA SI RIUNIRÀ CON LA TUA ANIMA IN CIELO
Il dipinto monumentale
Quanto Francesco Salghetti-Drioli tenesse alla sua Angelica lo dice non solo il bel monumento funebre, ma gli venne presto l'idea che lui, pittore accademico, la immortalasse anche con il proprio pennello. Cercando la collocazione più adatta a questo scopo, si fermò nel coro della chiesa di San Francesco a Zadar. Vi era lì una superficie vuota della cornice gotica sulla quale Francesco, prima nel cuore e nell'immaginazione, e poi nella realtà, realizzò una grande composizione in cui raffigurò la morte e l'ascesa al cielo di sua moglie. Mentre lei giace sul catafalco con la figlioletta, il pittore, insieme ai cinque figli, piange la propria moglie e madre. Un angelo solleva verso il cielo Angelica trasfigurata, con la bambina in braccio, dove ad attenderle a braccia aperte c'è la Madonna che lei tanto venerava. Vengono loro incontro i suoi tre angeli, le figliolette morte in precedenza, affinché tutte insieme salgano alla gloria del paradiso.
Ci si può chiedere se a questo dipinto, che raffigura un destino umano non così raro, spetti un posto nello spazio sacro della chiesa. Questa domanda venne posta già mentre si pianificava il dipinto. Le autorità ecclesiastiche e civili, viste le bozze del dipinto e sapendo di quale donna si trattasse, diedero l'approvazione scritta per la sua realizzazione. La realizzazione del dipinto, dal progetto all'esecuzione finale, richiese piuttosto a lungo, dal 1854 al 1861, perché il pittore volle dare il meglio di sé per onorare la sua santa moglie e madre di numerosi figli.
Sotto il dipinto si trova un'iscrizione in latino che, tradotta, recita:
«Ad Angelica Isola, dolcissima consorte, con questo monumento della propria arte e della propria sventura volle lasciare ai posteri un ricordo suo marito FRANCESCO SALGHETTI-DRIOLI, nel dolore e tra le lacrime, improvvisamente rimasto con i figli il 20 settembre 1853. Visse 35 anni. Fu conforto e gioia della casa paterna e coniugale, modello di devozione, modestia e dolcezza; merita che tutti la seguano nell'amore.»
Angelica è davvero un fiore meraviglioso nel giardino dei santi di Zadar.
Una biografia più ampia di questa santa donna potete trovarla nel libro 'I santi di Zadar' (ed. «Benedikta»), dell'autore di questo profilo, fra Stanko Josip Škunca
- Mladen Klanac
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